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Sculacciata si, sculacciata no: cosa ne pensate?

sculacciata

Di questo argomento se ne è discusso svariate volte, cercando di capire le ragioni di chi è a favore della sculacciata e di chi invece non lo è.
Un inciso prima di continuare: qui si parla di sculacciata e scappellotti, non pestaggi da lividi. Su questi ultimi direi che non ci dovrebbe essere nessun dubbio sul rigettarli in quanto metodi di tortura e non di educazione.
Detto questo, proseguiamo.

Io sono stata cresciuta a sculacciate, sberle e (anche se non era voluto razionalmente, ma più conseguenza di scatti di ira cieca) mia madre di lividi me ne ha lasciati.
Non ho mai approvato (ovviamente, essendo la parte lesa letteralmente) i metodi di mia madre e mi sono sempre ripromessa di non infierire con violenza e forza sui miei figli.
Ci sono riuscita? No. Mi vergogno e lo dico con estrema difficoltà, ciò non di meno mi confesso: ci sono state alcune occasioni in cui, forse per depressione, per stanchezza, disperazione, frustrazione, ho calcato la mano e anche se i lividi non li ho lasciati, so che ho fatto loro male a sufficienza da farli piangere.
Quelle sculacciate non avevano nulla di educativo. Erano solo l’espressione di un mio disagio interno e anche se hanno bloccato l’azione scorretta dei miei figli, non penso che abbiano insegnato loro nulla se non a temere il dolore inferto da una mamma isterica.

Cerco di non usare più questi metodi, nonostante possa comprendere chi sostenga che la cinquina ci sta se arriva dopo vari avvisi inascoltati e non è data per fare male ma solo per sottolineare, in maniera inequivocabile, che si è superato un limite oltre il quale era meglio non andare.
I miei dubbi si sono rafforzati dopo che mi hanno segnalato questo interessante articolo in cui si elencano le motivazioni per cui le punizioni fisiche non servono, anzi, sono deleterie.
I bambini smettono di comportarsi male dopo averle prese, ma come ho detto prima, lo fanno più per paura della sculacciata che per aver capito veramente di aver sbagliato.
Spesso i bambini ripetono le loro azioni criminali non appena sicuri di non essere sotto l’occhio della legge materna/paterna, arrivando addirittura a sfidare l’autorità di casa.
Imparano quindi la viltà, l’ipocrisia e la provocazione. Non esattamente gli insegnamenti che si voleva loro dare.
I bambini tendono a crescere più insicuri, con bassa autostima e propensi alla violenza. Non so se sia da imputare alle punizioni corporali di mia madre, ma se mi guardo dentro posso affermare con certezza che uno stercorario ha un ego più abbondante del mio.

Insomma, i motivi per cui la sculacciata risulta inutile se non dannosa ci sono e sembrano anche validi: sono poi veri per tutti? La sculacciata data più per scena che per altro, è veramente così deleteria? Non lo so.
Ci sono genitori che sono in grado di non perdere praticamente mai la calma e anche nei momenti di maggiore tensione, riescono a gestire le marachelle piccole e grandi dei figli con le parole.
Io ci ho provato e i risultati sono stati parzialmente positivi: se ho proprio il fumo negli occhi però, con il cavolo che mi siedo a parlare con calma a mio figlio, spiegandogli con razionalità i pro e i contro delle sue azioni per convincerlo che comportarsi bene è più conveniente.

Quando la rabbia è tale che le mani prudono, l’unica soluzione è la revoca dei privilegi come risultato finale della legge di causa ed effetto. Al massimo dopo segue la spiegazione del perché si è giunti a tanto. E se proprio sono la furia personificata, mando loro in castigo momentaneo nelle loro camere, mentre io mi chiudo nella mia a prendere a testate i cuscini del letto.
Credo, almeno per esperienza personale, che la tecnica più efficace sia quella della perdita dei privilegi: se non ti comporti secondo le regole (e non mi sai fornire nemmeno una spiegazione coerente del perché hai disubbidito) allora perdi il privilegio di guardare la tele, di giocare con un gioco in particolare o di andare a giocare con gli amici al parco e via dicendo.
Sapere che per aver disubbidito si è persa l’occasione di andare a dormire a casa dell’amico del cuore, è stata una delle lezioni più dure per Matteo. Ha però imparato che a non rispettare le regole senza una buona ragione, quasi di sicuro si perde! Ha imparato a prendersi la responsabilità delle sue azioni. Ha appreso la regola di base della causa effetto.

E voi come vi regolate?

 

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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