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Finanziamento alla scuola paritaria: dibattito acceso

scuola paritaria

Quella del finanziamento statale delle scuole paritarie è una questione spinosa che fa discutere molto e su cui i genitori dibattono senza trovare accordo.
Ma cosa sono le scuole paritarie e perché c’è così tanto disaccordo riguardo al loro finanziamento da parte dello Stato?
Cominciamo dall’inizio.

In principio c’erano istruzione Pubblica e Privata e la differenza tra queste è presto detta: la prima era ed è gestita ed organizzata a livello statale, la seconda era ed è in mano ad un privato, libero di scegliere materie, insegnanti e di impostare la didattica su un particolare carattere culturale e/o religioso.
L’altra differenza fondamentale risiede nel finanziamento in quanto la scuola pubblica è interamente sostenuta dallo Stato ed è quindi detta Scuola Statale.
La scuola privata al contrario, secondo l’articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana che afferma che “[…] Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. […]”, è un istituto che fa affidamento su altre entrate monetarie per fornire il suo servizio, come le rette degli studenti e/o donazioni da parte di singoli privati, istituzioni o altro.
Sempre secondo la Costituzione (art. 34) “[…] La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita […]” e qualora le famiglie non fossero in grado di fornire questo diritto fondamentale ai proprio figli, lo Stato si fa carico dell’onere (art. 30).
In quest’ottica è chiaro che attraverso la Costituzione si è venuto a definire con precisione il processo di alfabetizzazione nazionale (nel contesto di quello mondiale, cominciato a metà del ‘800) per combattere l’analfabetismo e il lavoro minorile.

Ma come si è giunti alla scuola paritaria finanziata dallo Stato se per Costituzione questo non è possibile?
Mi sono letta leggi, articoli di Costituzione, decreti ministeriali e legislativi e nonostante non abbia una preparazione giuridica (mi rimetto nelle mani di chi è più esperto di me, affidandomi a costoro per eventuali correzioni) credo di aver capito il percorso ingarbugliato che è stato seguito per arrivare dove siamo ora.
Prima ho menzionato l‘articolo 34 della Costituzione in cui si sosteneva che la scuola privata non avesse diritto di ricevere sovvenzioni Statali.
Bene, in questo articolo viene però anche detto che “[…]La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. […]”, ed è qui che viene a mio parere individuata quella crepa in cui si inseriscono i successivi passaggi legislativi.
La scuola privata è paragonabile ad un’azienda che deve soddisfare la legge della domanda/offerta, fornendo una valida alternativa all’istruzione di Stato, in questo caso concepita come un competitor. Il cittadino è libero di decidere che tipo di istruzione fornire ai figli e la scelta è tra quella Statale e quella Privata.
La seconda però è più costosa e se non è equiparata alla statale, deve prevedere esami di riconoscimento per il proseguimento della carriera scolastica dello studente.
Ecco allora che nasce la scuola paritaria: ovvero una scuola privata che è stata riconosciuta dallo Stato come facente parte del sistema nazionale pubblico di istruzione. La scuola paritaria quindi garantisce l’equiparazione dei diritti e dei doveri degli studenti, le medesime modalità di svolgimento degli esami di Stato, l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, l’abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale e, più in generale, impegna le scuole paritarie a contribuire alla realizzazione della finalità di istruzione ed educazione che la Costituzione assegna alla scuola.

La scuola paritaria deve i suoi natali principalmente a tre passaggi legislativi: il primo è costituito dal DM 261/98 ed dal DM 279/99 del Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer dei Democratici di Sinistra, convertiti in legge dal testo unico “concessione di contributi alle scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate”.
Segue la legge 62/2000 del Governo D’Alema bis e infine, durante il governo Berlusconi, il DM 27/2005 del Ministro Letizia Moratti.
Tutto questo ha portato ad una sistematica e regolare concessione di finanziamenti alle scuole paritarie da parte dello Stato fino a che nel 2005 i contributi alle scuole non statali ha raggiunto i 500 milioni di euro.

Ora seguitemi che si fa interessante!
Il comma 8 dell’articolo 1 della legge 62/2000 rimanda all’articolo 10 del Decreto Legislativo 4 Dicembre 1997, n. 460, facendo rientrare le scuole paritarie nelle strutture che forniscono istruzione e che non sono a scopo di lucro, per le quali quindi è previsto il finanziamento Statale.
Ecco qui svelato l’arcano di come è stato possibile aggirare sapientemente la Costituzione!

Personalmente non concordo con questo finanziamento e trovo la legge ridicola: se lo Stato ha soldi da investire nell’istruzione, li investe nella scuola Statale e non in una scuola privata camuffata da pubblica.
L’istruzione Statale, nonostante le scuole italiane siano malconce, è comunque ancora a livelli piuttosto alti stando alle indagini dell’OCSE, che sottolinea anche come la scuola pubblica italiana sia tra le migliori rispetto a quelle dei paesi componenti l’OCSE stesso.
Spesso sentiamo dire che gli insegnanti della scuola pubblica sono precari per molto tempo, ma apparentemente, stando ai dati ISTAT nel 2008 i dipendenti irregolari nel settore dell’istruzione privata erano 17.200 mentre nel 2009 si è passati a 19.000 (+10,5%).
Lo Stato fornisce un’educazione più che sufficiente e sicuramente se non dovesse finanziare le scuole paritarie, potrebbe benissimo rivolgere questi soldi per apportare modifiche, aggiustamenti e migliorie alla scuola pubblica.
Le scuole paritarie (per la maggior parte cattoliche) sono passate dallo stato di private a quello di pubbliche, accaparrandosi finanziamenti statali (oltre a rette e altre donazioni) e mantenendo libertà di scegliere i percorsi educativi, dando così alla gente l’idea distorta che scegliere una di queste scuole sia un diritto quando invece si tratta di un privilegio.
Se si apre una scuola paritaria per sopperire ad una presunta necessità che la scuola statale non è in grado di coprire, per mancanza fondi e poi la stessa scuola paritaria chiede questi stessi fondi allo Stato perché altrimenti gli studenti non potrebbero permettersi la retta, evidentemente c’è qualcosa che non va.
Voi cosa ne pensate?

 

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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