Home » Educare » Il Natale, i giochi e la discriminazione di genere
Approfitta dei Saldi Thun

Il Natale, i giochi e la discriminazione di genere

discriminazione genere

Voglio cominciare questo post con una domanda: comprereste un gioco da maschio per vostra figlia se ve lo chiedesse? Probabilmente molti di voi asseconderebbero questo desiderio non convenzionale ritenendo giusto per una bambina liberarsi della discriminazione di genere basata sullo stereotipo che la vuole legata a bambole e Barbie, in un mondo rosa confetto.
Non fraintendetemi, non c’è nulla di male se una bambina adora le bambole e vuole vestire tutta di rosa!
Quello che mi lascia perplessa è la spinta apparentemente sempre più forte del mercato dei giocattoli nella divisione tra giochi per bambine e quelli per bambini.
Chi ha deciso che le bambine devono giocare con le bambole e i bambini con i soldatini e non viceversa?
Su FB circola quest’immagine che riassume molto bene la questione:
discriminazione di genere
Voi mi direte “Beh, ci sono tanti giochi “unisex” quindi la scelta è ampia e non si dovrebbe polemizzare”.
Non sono d’accordo e vi riporto un esempio lampante, quello della Lego, prodotto che solo apparentemente è unisex.

Negli ultimi 25 anni il target femminile è stato sistematicamente allontanato dai prodotti Lego, sempre più focalizzati sul mondo maschile.
Se prima il fantastico gioco era praticamente rivolto a tutti, maschi e femmine, lentamente sono andati aumentando prodotti più classicamente maschili rappresentanti battaglie, veicoli da guerra o delle forze dell’ordine, supereroi e automezzi super ingegnerizzati, con una soverchiante presenza maschile tra i personaggi a discapito di quella femminile.

Recentemente i capi della Lego hanno partorito l’idea del Lego Friends, un prodotto creato appositamente per le bambine.
Le caratteristiche principali? Una valanga di rosa, lilla e altri colori pastello, 5 amiche che fanno mestieri che rappresentano lo stereotipo femminile (la parrucchiera, la pasticcera, la veterinaria, l’arredatrice…) e la cosa che più salta all’occhio è la trasformazione dei personaggi: non più squadrati e dalla pelle gialla, firma inconfondibile della Lego, ma bamboline più simili alle Barbie/Bratz.

Il marketing della Lego ha creato un divario tra maschi e femmine che non esisteva all’inizio e che ha fatto leva su stereotipi che hanno portato alla discriminazione di genere nel corso degli anni. Ecco quindi che la Lego ha cercato di riparare all’esclusione delle bambine, creando un nuovo prodotto che in realtà divide i due generi ancora di più.
Si è come voluto sottolineare che i maschi sono ingegneri, costruttori, difendono la gente dai cattivi, sono guerrieri e supereroi che salvano il mondo, mentre le femmine si prendono cura dell’ambiente e degli animali, cucinano per gli altri e intrattengono rapporti umani con il prossimo.
Come a dire che il lato dolce, amichevole, quello che si prende cura degli altri è esclusiva femminile e che per il maschi c’è solo guerra, violenza o atti di eroismo.
Nonostante ciò che pensano quelli della Lego però, le bambine non vogliono tutte essere inquadrate nelle scene del Lego Friends e tornando alla domanda iniziale, so che molti di voi hanno figlie che amano Lego Star Wars e simili.

Ora vi faccio un altra domanda: e se vostro figlio volesse un gioco convenzionalmente connesso al mondo femminile? Sareste altrettanto pronti ad assecondare i suoi desideri?
Ho letto varie discussioni su FB in cui varie mamme confessavano orgogliose che al proprio figlio avevano regalato il set completo di pentole e pentolini giocattolo, a sottolineare quanto fossero anti convenzionali e libere da pregiudizi. Hanno fatto benissimo, però vorrei chiedere a queste mamme se si mostrerebbero altrettanto accondiscendenti nel caso in cui la richiesta prevedesse una Barbie.
Perché diciamoci la verità: la discriminazione di genere c’è in entrambe i sensi e a mio parere, è molto più forte quella contro i maschi.

Le bambine/donne possono indossare ogni colore e portare indumenti “maschili”, ma se è un uomo ad indossare una maglietta rosa (non vinta al Giro d’Italia) allora è quasi sempre considerato un effeminato, un gay.
(Un inciso: io supporto con convinzione i diritti dei LGBT!)

Se volesse indossare una gonna (e non è di origine Scozzese) la presa in giro sarebbe spietata. Anzi, in Italia rischierebbe anche di essere arrestato perché c’è una legge che vieta ad un uomo di andarsene in giro vestendo una gonna.
(Un altro inciso: ho sposato l’ingegner Brambilla perché In passato ha indossato il Kilt Scozzese e non era carnevale, dimostrando che la mascolinità è qualcosa che va oltre l’abbigliamento. Per fortuna non lo hanno arrestato!).

Tornando ai giocattoli: perché mai un bambino non dovrebbe volere una bambola? Un giorno sarà forse papà e tanto quanto si dice che le bambine si “esercitano” ad essere mamme, altrettanto dovrebbero fare i maschi.
Ho il sospetto che il femminismo degli anni 60/70 (figlio di quello delle suffragette di inizio novecento) abbia giovato alle donne molto più di quanto si pensi: se una bambina al giorno d’oggi può decidere come vestirsi e con cosa giocare (nonostante il marketing discriminatorio) lo deve alle donne che decenni prima sono scese in piazza a gridare al mondo i loro diritti come esseri umani, intoccabili a prescindere dal genere.
Nessuno però è ancora sceso in piazza a protestare contro il machismo becero che vuole l’uomo duro, guerriero e violento.
Forse ci si potrebbe risparmiare tanta violenza contro le donne se si permettesse ai maschi di giocare con le bambole, dando loro la possibilità di abbracciare il lato femminile che hanno dentro, così come le donne con il femminismo hanno abbracciato il loro lato maschile.

P.S. Una curiosità: lo sapevate che all’inizio del 20º secolo era tradizione far indossare ai maschi il colore rosa mentre per le femmine il colore predominante era l’azzurro? Traete le vostre debite conclusioni.

discriminazione di genere

 

Potresti essere interessato anche ai seguenti articoli

(sponsored)
Caricamento

About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

Un commento

  1. Io ho sempre regalato bambole ai miei figli maschi (su loro richiesta); anche se giocano molto alla battaglia, ogni tanto fa piacere occuparsi di un pupazzo con cura oppure strapazzarlo per sfogo quando sanno che non possono in alcun modo farlo sul fratellino!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *