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Il lavoro che farò da grande …

Mestieri bambini

Ad intervalli regolari Matteo e Davide (come un po’ tutti i bambini al mondo) annunciano il lavoro che faranno da grandi. Mentre Matteo solitamente oscilla tra l’ingegnere e il biologo marino, Davide è indeciso tra dei mestieri più originali, tipo la Tartaruga Ninja o, nel caso diventasse un animale, vorrebbe fare il ghepardo di professione. Non chiedetemi cosa faccia un ghepardo di professione, non ne ho la più pallida idea.
Di solito mi mostro entusiasta e incoraggio l’idea del momento (anche quella del ghepardo…), certa che dopo un mese se ne salteranno fuori con qualche altra carriera.

Qualche giorno fa però le cose sono andate diversamente.
Sono in auto con i mostrilli, quando Matteo mi fa:
Mom, ho deciso che quando sarò grande diventerò un soldato, voglio entrare in marina!”
Un brivido freddo mi corre lungo la spina dorsale e per l’ansia quasi passo con il rosso.
Io sono contro la guerra, nonostante non possa considerarmi una figlia dei fiori. Sarebbe più corretto definirmi una “pacifista iraconda”, nel senso che sono a favore della pace e penso che chiunque sostenga che “certi” conflitti siano necessari, abbia urgente bisogno di una lavanda cerebrale.
Però sono anche iraconda, quindi se mi tagli la strada con la macchina, scendo e ti gonfio come una zampogna… ma con molto affetto.

Vivendo questa dicotomia psicotica, non mi sono sentita di dire subito a mio figlio “Non ti azzardare neanche morto ad arruolarti senno’ ti strozzo!”. Capite che sarebbe suonato leggermente come un contro senso.
Ho dato fondo alle mie doti di circumnavigazione di argomenti complessi e gli ho risposto qualcosa del tipo: «Humm, interessante carriera. Ma tu sai cosa fanno i soldati?»
Lui: «Pilotano gli aerei e viaggiano sulle corazzate!».
OK, qui bisogna approfondire la questione.
Io: «Si, ma non fanno solo questo, Matteo. Gli eserciti esistono perché ci sono le guerre (o forse ci sono le guerre perché ci sono gli eserciti… mah!) e quindi i soldati vanno sul fronte e il loro lavoro è soprattutto quello di sparare al nemico, uccidendo e a volte facendosi uccidere. Cosa ne pensi?»
Matteo: «Ma… io sarei un soldato buono che spara ai cattivi!»
Io: «Anche i soldati dell’esercito nemico pensano di essere i buoni che sparano ai cattivi, lo sapevi? E a volte hanno anche ragione loro. E` molto difficile capire chi è buono e chi è cattivo. Un soldato esegue gli ordini e lo fa senza discutere, non come te e Davide che seguite le raccomandazioni della mamma una volta sì e 40 no! Un soldato riceve un ordine e lo esegue senza fiatare, sia che sia d’accordo sia che non lo sia. Se ti dicessero di sparare contro persone che tu non ritieni cattive, lo faresti?»
Matteo, con aria scioccata: «No, certo che no!»
Io: «Ecco, allora saresti un disertore e finiresti nei guai con i capi del tuo esercito.»
Silenzio.
Io: «Gli eserciti servono, Matteo, e i soldati in generale, a qualunque nazione appartengano, non sono persone cattive. Sono uomini e donne che hanno a casa una mamma e un papà, magari dei fratelli o figli che li aspettano e che pregano che non gli succeda niente. Difendere il proprio Paese è una nobile causa, ciò nonostante sono la tua mamma e non vorrei mai che tu andassi in un posto orrendo e pericoloso come una zona di guerra. Però se quando sarai grande tu continuerai a voler fare il soldato e riterrai che sia la cosa giusta per te, la mamma ti supporterà. Non sarò contenta ma ti sarò vicina.»
Ancora più silenzio.
Io: «Cosa ne pensi Matteo?»
Matteo: «Sai mom… credo di aver cambiato idea. Non voglio più fare il soldato.»
Mantenendo un tono diplomatico gli rispondo: «OK, nessun problema, amore mio. Hai tanto tempo per decidere e quando sarai grande farai ciò che vorrai», mentre dentro di me esulto manco avessi vinto la lotteria.
Ho manipolato spudoratamente l’idea di mio figlio e non me ne pento, solo mi chiedo se quando sarà grande e confermerà questo desiderio (perché potrebbe succedere) sarò così stoica da supportarlo con amore e coraggio invece di strozzarlo direttamente.
Voi cosa avreste fatto al mio posto?

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

3 commenti

  1. Serietà, sangue freddo e dita incrociate: sei stata fantastica!! 🙂

  2. Grande Enrica!!! Hai gestito la situazione benissimo!! Ho anche riso….immaginando la faccia di Matteo “Mom, ho cambiato idea” !!!

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