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La pazienza in una mamma. Tre segreti per farsela venire

pazienza

Una cosa che viene trascurata quando si tira in ballo la maternità  è la pazienza. Quella parte essenziale di te che ti tiene a galla nei momenti di snervamento peggiori, la dose di ossigeno che serve a farti respirare l’illogicità  di invocare la fiamma ossidrica se tuo figlio decide di farti perdere la trebisonda non ascoltando di una virgola i moniti che gli lanci 800 volte al secondo, i tentativi per farti ubbidire, per farti rispettare, per non sentirti precoci sfanculate se gli chiedi con il tono dell’arcangelo Gabriele di provare almeno a sollevare un calzino da terra, come primo tentativo di indicargli che forse avere la camera in ordine farebbe di lui/lei una persona normale.
Ma il figlio è un’ottima risorsa per raggiungere il Nirvana o l’Eden o qualsiasi stato di quiete interiore a cui ambiamo da quando lanciamo il primo vagito.
Lui sì che conosce i metodi per portarti al confine dei tuoi limiti, per vedere se sei bravo a mantenerti lì, in quel preciso punto. Sì, proprio a tre millimetri da quella linea di demarcazione oltre la quale c’è la sfuriata da camicia di forza, stanza imbottita e lavagnetta su cui scarabocchiare a vita.
A volte capita di oltrepassarla quella linea. Quando lavori sgobbando come un asinello di Kabul, quando in una giornata ti capitano tanti casini quanto quelli di Fantozzi in una vita intera, quando ti ripeti in stile mantrico “maperchénonsenevannoafanculotutti?” Quando, insomma, ti sfugge il timone di mano, non riconosci più un maestrale da un libeccio e ti vedi la prua sfracellarsi sugli scogli.

A quel punto la strada si divide in due percorsi:
1) decidi di finire sulle pagine di tutti i giornali come degna erede di Charles Manson
2) riprendi il comando, tiri un bel respiro, riavvolgi il nastro e ricominci

Da non troppo tempo sto sperimentandomi. Mi sto usando come cavia umana per vedere quanto possa riuscire a cambiare i contesti nel mio quotidiano.
Camilla, in tal senso, rappresenta il fattore esterno scatenante i miei stati vitali peggiori (collera e  animalità  che santocielo certe volte sembrano fare rave party dentro di me) e mette in luce ciò che ho scoperto in me essere fragile, facilmente attaccabile. Insomma mia figlia, visto sotto questo punto di vista, rappresenta la mia grande opportunità:

1) Non risponde alle mie richieste? Vecchia tendenza: alzo la voce di due decibel, tiro fuori la mia prepotenza genitoriale e la prendo di petto. Risultato: pianti disperati, dichiarazioni in cui mi conferma quanto sia una madre di merda e minacce di fare il trolley di Hello Kitty, portarsi via le Winx per non rivederla m-a-i-p-i-ù.
Controtendenza: aspettare un attimo. Nel frattempo finisco di fare ciò che stavo facendo così evito pure di lasciare sempre mille cose incompiute. Ciò mi permette di sciogliere a poco a poco il mio stato di frustrazione e rivolgermi a Camilla con un tono di voce più convincente e facilmente codificabile;

2) Non ubbidisce nemmeno se la nomino amministratrice delegata di Disneyworld?  Vecchia tendenza: la minaccio di ritorsioni quali “allora non ti compro, non ti faccio fare, non ti porto, NON.” Risultato: Ostruzionismo in tutta la sua magnificenza: dallo sguardo che se potesse farebbe di me un omogeneizzato, alle smorfie peggiori (e non voglio immaginare a cosa possa pensare in quei momenti). Controtendenza: aspettare un attimo. Nel frattempo dedico quei tre minuti che mi servono per ridare una linea armonica alle sopracciglia, tanto mi basta per ripulirmi dall’ insoddisfazione di non rappresentare una certa autorevolezza (quella che riusciva tanto bene a mio padre mentre a me col cavolo);

3) Non si alza dal letto la mattina? Vecchia tendenza: irrompere in camera sua con la foga di uno schiaccia sassi e spararle in dolby surround la pappardella “ah, io da piccola non appena tua nonna mi batteva le due falangi della mano sul piede mi alzavo come un soldatino”. Risultato: Lei si autoseppellisce con le coperte, si volta su un fianco borbottando maledizioni variopinte.
Controtendenza: Aspettare un attimo. Mi serve per concentrarmi su me stessa. E’ il “carpe diem” che mi aiuta a prendere il caffè con calma, mettere in moto l’attività  cerebrale, guardarmi di sghembo in tv due notizie del giorno e farmi una sacrosanta doccia. Tutto questo mi trasforma in una perfetta stratega: comunico al cane che c’è per colazione. E vi assicuro che al “Bubu, allora adesso preparo due belle fette di pane con la cioooccccolataaa, buonissime, vero?!” l’apparizione di mia figlia in cucina è superba quanto quella di una qualsiasi figura santificata.

Sapete che vi dico? Che funziona. Che le mie giornate ultimamente sono all’insegna di quelle di Siddharta e che porca miseria se è vero che dobbiamo sempre puntare su noi stessi per cambiare una situazione. Volete un straccio di prova?
ieri sera…

«Mami..»

«Sì?»

«Sei la mamma migliore del mondo»

Banzai!

 

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

7 commenti

  1. ahhhhhhhhhhhh troppo divertente.

  2. quanto è vero! Ammetto però di non riuscirci sempre… purtroppo!

  3. Sapevo di non essere l’unica ma ammetto che leggerlo rincuora molto.
    Spesso io e il mio compagno parliamo di queste situazioni che a volte ti portano veramente all’estremo. Io cerco di stare sulla via del dialogo, perchè oltre a voler capire la motivazione di certi atteggiamenti, mi strazia il cuore sgridarla pesantemente; mentre il mio compagno è per la vecchia “scuola” perchè dice che “il purino – la poverina” porta solamente a vizi, con bassa educazione e molta arroganza.
    Se guardo Ginevra, 5 anni, e osservo i suoi coetanei, devo dire che a volte mi spiazza con certe risposte e atteggiamenti .. Ma a volte non riesco a gestire quando risponde o usa le nostre cose senza chiedere il permesso.(es. Prende il cel per fare le foto).
    Più di una volta le ricordo che sono la madre e non la sorella, e dire che ho sempre messo regole e cercato di insegnarle/spiegarle molte cose. Chissà  dove sbaglio..

    • I ruoli sono fondamentali. Mai mettersi agli stessi livelli dei figli e mai permettere loro di ritenerci una specie di amici a cui dare la pacca sulla spalla. E la questione non è tanto perchè ci vogliamo ergere a “despoti” ma perchè aiuta i bambini a capire il senso del rispetto verso l’adulto a prescindere e soprattutto nei confronti dei genitori.
      Ho un’amica che è in balìa completa della figlia (sette anni) non riesce minimamente a imporsi su di lei. Così facendo non si rende conto del danno che sta causando alla bambina che al momento è convinta che il mondo giri sul suo personale asse terrestre. Non immagino la mazzata che le arriverà  quando si renderà  conto che le cose vanno diversamente.
      Il nocciolo della questione dunque è quello di allevare i figli anche attraverso i “no” (quanti ne abbiamo ricevuti da bambini noi?!), attraverso una severità  equilibrata. Un metodo educativo essenziale che permette di rafforzare il bambino e lentamente trasmettergli la realtà  delle cose. Non possiamo sempre accontentarli, soddisfare ogni loro esigenza (che sappiamo ormai essere miliardi) pensando di fare il loro bene. Ritengo invece che questo atteggiamento li lesioni e li renda soggetti deboli. Una volta che si approcciano alla società  che è una giungla immensa verrebbero immediatamente massacrati…
      Personalmente la strategia di cui parlo in questo post funziona, provateci anche voi! La cosa importante è cercare prima di partire da noi stesse, trovare una centralità  interiore che ci dia la possibilità  di focalizzare in modo limpido la situazione e le parole, gli sguardi, il tono di voce si fa più sicuro, rassicurante e chissà  come mia figlia risponde meravigliosamente bene 😀

  4. Confermo… le buone e tranquille maniere (o alla necessità  una calma ma decisa comunicazione del fatto che si è quanto meno scontenti o arrabbiati per un loro comportamento poco rispettoso ecc) hanno effetti sorprendenti.
    Anche per me i figli stanno rappresentando un’enorme opportunità  di cambiamento.
    Del resto, pensandoci bene, che atmosfera grama e di terrore (e quindi che vita stressante) regnerebbero se ci impuntassimo a voler urlare tutto il santo giorno. In che brutto ambiente vivremmo noi e vivrebbero loro.
    Per avere l’assoluto rispetto che regnava ai nostri tempi, penso ci vorrebbe il loro terrore nei nostri confronti.
    E siccome il gioco non vale proprio la candela, io mi dico che forse è meglio così… loro probabilmente hanno una forte autostima, o comunque sanno di valere, e non è poco.
    E a noi rimane la fatica di creare un rapporto il più rispettoso possibile (da entrambe le parti), che penso sarà  la base per la nostra sopravvivenza nel momento in cui arriverà  la loro adolescenza.
    Se già  oggi tendessi ad esagerare con la poca pazienza o con le urla (emh, le giornate storte ci sono, eccome!), chissà  come sarebbero le giornate con due adolescenti. Deprimente.
    No no… cambiare rotta è l’unica soluzione. 😉
    Abbiamo ancora qualche anno per allenarci e non essere risucchiate nel vortice.

    Ciao!
    Chiara

  5. scuate ma anche se non si parla di bambini mi sembrava comunque idonea all’argomento.
    ciao

    Voi sapete perchè si grida?

    Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
    “Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?”
    “Gridano perchè perdono la calma” rispose uno di loro.
    “Ma perchè gridare se la persona sta al tuo lato?”
    disse nuovamente il pensatore.
    “Bene, gridiamo perchè desideriamo che l’altra persona
    ci ascolti” replico un altro discepolo.
    E il maestro torno a domandare:
    “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”

    Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
    Allora egli esclamò: “Voi sapete perchè si grida
    contro un’altra persona quando si e arrabbiati?
    Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si
    allontanano
    molto.
    Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
    Quanto piu arrabbiati sono tanto più forte dovranno
    gridare per sentirsi l’uno con l’altro.
    D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?

    Loro non gridano, parlano soavemente.
    E perchè? Perchè i loro cuori sono molto vicini.
    La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i
    loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano.
    E quando l’amore è piu intenso non è necessario
    nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
    I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando
    due persone che si amano si avvicinano.”
    Infine il pensatore concluse dicendo:
    “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino,
    non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà 
    un giorno in cui la distanza sarà  tanta che non incontreranno mai più
    la strada per tornare.”

    Mahatma Gandhi

  6. vero, verissimo, il problema è che non sempre si riesce a mediare e soprattutto si ha il tempo di mediare. devo ammettere che quelle volte in cui ho provato il risultato è stato sicuramente migliore di quando urlo e sbraito vergognandomi poi della mia isteria.

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