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Aumentano le diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Disturbi Specifici dell'Apprendimento

C’era una volta un mondo in cui politically correct non si sapeva cosa significasse. In quel mondo i ragazzi che facevano scherzi spiacevoli a scuola non erano bulli, ma esagitati in cerca di guai e gli studenti non brillanti erano solo stupidi, pigri o forse intelligenti ma non tanto da applicarsi con successo.
Leggevi male, scrivevi male, ti distraevi spesso? Eri un ritardato, un elemento che rallentava la classe e che costringeva la scuola a provvedere con un’insegnante di sostegno.
Poi dagli Stati Uniti sono arrivate parole come Learning Disability (in italiano DSA) e ADHD e noi abbiamo cominciato a capire che i “ritardati” erano in realtà solo bambini che necessitavano un approccio educativo differente rispetto a quello classico per poter raggiungere i risultati di studenti “normali”.
Non si trattava di stupidità ma solo di un modo differente di approcciare la realtà.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) sono termini entrati nel vocabolario comune italiano e, in particolare, nel 2010 è stata creata una legge apposta in cui si riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi rientranti nella DSA.
Mi vengono in mente due amici che sono stati diagnosticati con DSA: il primo è uno dei più brillanti ingegneri meccanici che abbia mai conosciuto (nonché carissimo amico) e l’altra è una delle Tate più famose d’Italia, dimostrazione del fatto che se presi nel modo giusto molti di questi studenti possono fare tanta strada.

Negli Stati Uniti i programmi di sostegno forniti gratuitamente dalle scuole, accanto ad interventi privati, hanno dato modo a moltissimi studenti di raggiungere livelli di educazione paragonabili a quelli dei compagni non affetti da disturbi dell’apprendimento e in Italia si sta procedendo sulla stessa strada grazie ad una maggiore consapevolezza e conoscenza in materia.
Tutto bello, tutto buono, ma. C’è sempre un “ma”.

Sembra infatti che negli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012 gli studenti certificati con DSA siano più di 90 mila.
90 MILA??? Siamo una nazione di dislessici e non ce ne siamo mai accorti? Come siamo sopravvissuti fino ad oggi senza nessun tipo di diagnosi specifica?
C’è qualcosa che non quadra e so che questo dubbio è venuto a molte persone, tipo a quest’insegnante di Segrate che riporta alcuni dati inquietanti o quanto meno sospetti.
Cito: “Nel 2013 all’ ASL 5 (di Pisa) sono arrivate 530 richieste di valutazione per DSA che hanno confermato 343 diagnosi. In pratica, si è registrata una richiesta di diagnosi ogni circa 641 persone e un caso di Dsa ogni 990 abitanti”.
E ancora: “Nel solo 2011 sono stati erogati ben 705.308,81 euro da Enti Pubblici (istituti scolastici, ASL) all’Associazione Italiana Dislessia per attività formativa mentre presso strutture private alcuni genitori hanno speso anche 1000 euro per una diagnosi DSA”.
Alcune regioni precedono un rimborso per sedute da psicologi e logopedisti per non parlare di finanziamenti previsti per corsi di aggiornamento degli insegnanti. Ma è tutto questo veramente necessario? Possibile che 30/40 anni fa la stragrande maggioranza degli studenti superava le prove e procedeva nella carriera scolastica senza grandi drammi, quando invece ora i casi di giovani in difficoltà sono sempre di più?
Il dubbio che forse sia la didattica ad avere qualche lacuna viene, non credete? Forse si sta affrontando il problema dal punto di vista sbagliato.
Lungi da me criticare il corpo docente italiano ma non posso fare a meno di vedere un pattern molto simile tra quello che sta succedendo in Italia e ciò che è quasi all’ordine del giorno qui in USA dove un bambino che mostri un infinitesimo in meno di attenzione rispetto al resto della classe viene subito guardato con sospetto.
Negli USA una delle domande che attanaglia la maggior parte dei genitori è “sarà mio figlio/a affetto da ADHD?”. Non conosco i dati in Italia ma qui pare che basti avere un livello di energia leggermente più alto di un bradipo dopo una pippata d’oppio e BAM! caso clinico da curare. E quando dico curare mi riferisco anche a terapie farmacologiche non solo di supporto psicologico.

C’è un farmaco che non promette miracoli ma garantisce che in molti bambini i livelli di concentrazione e serenità vengono portati quasi nella norma grazie ad una somministrazione costante.
OK, non un granché però avere un bambino con ADHD  è  un problema quindi ad un genitore di tale figlio viene comunque voglia di informarsi.
Poi leggi le controindicazioni e ti domandi cosa diamine si cerca di curare con un farmaco che sembra il non plus ultra delle droghe sintetiche di ultima generazione.
Pare infatti che il farmaco, in pazienti con qualche problema cardiaco, possa portare a infarti, ischemia cerebrale o anche morte. Ma questi sono solo i casi estremi perché in generale si può stare più tranquilli.
Infatti tra gli effetti indesiderati si registrano solo cali di appetito, perdita di peso, mancata crescita, difficoltà nel dormire, nausea e dolori addominali. Il tutto correlato con cambiamenti di umore, bipolarismo, atteggiamenti maniaci compulsivi, depressione e tendenza a sentire e vedere cose inesistenti, paranoia e e dipendenza al farmaco. Ah, dimenticavo: dulcis in fundo tendenze al suicidio.
Scoprono una molecola e poi si inventano una patologia da curare e ci si domanda se per tenere un bimbo seduto al banco durante le ore di scuola, sia lecito mettere a repentaglio la sua vita.

Italia, non andare nella stessa direzione!!

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

3 commenti

  1. Andrea Luigi Gobber 3°

    Io davvero non so quale sia il problema,se nei bambini o nel corpo docente o nel sistema, ti posso però riportare la mia esperienza dato che la migliore amica di mio figlio soffre di Discalculia, una variante della DSA.
    Alla bambina è stata diagnosticata SOLO in terza elementare malgrado già dal primo anno avesse dimostrato tremende difficoltà nel calcolo e la matematica
    Domanda spontanea: una insegnante che vede e valuta l’ alunno tutti i giorni , una mattina si sveglia e decide di prendere in considerazione tutta una serie di segnali che fino alla metà del terzo anno ha voluto ignorare?
    Alla mamma della bambina viene consigliato la visita presso l’ ASL per la diagnosi e il successivo inserimento nel programma di supporto all’ insegnamento. La madre procede ma la psicologa della ASL dopo i test ( andati malissimo ) si rifiuta di diagnosticare e quindi niente insegnante di sostegno, niente mezzi alternativi di apprendimento( libri digitali,calcolatrice, programmi specifici). Comincia quindi una guerriglia tra insegnanti che non riescono ad insegnare alla bimba e ASL, che per mancanza di fondi cerca di limitare le diagnosi a quelli che gli stanno più simpatici.
    Domanda spontanea: che sistema è quello che mette in dubbio la valutazione di una insegnante che valuta il bambino 5 ore al giorno per 200 giorni l’ anno e se ne frega del benessere del bambino?
    La bambina va avanti così fino alla quinta con insegnanti di sostegno extra scolastici da 15 euro l’ ora , per apprendere pochissime nozioni ed arrivare alle medie con gravissimi deficit matematici che si ripercuotono anche sulla sua autostima di conseguenza sul rendimento delle altre materie, di conseguenza sul rapporto con i genitori!
    Iniziano le medie, si cambia tutto, la bambina fa i test di ingresso, vanno malissimo come si pensava, gli viene immediatamente diagnosticata la DSA( una settimana di scuola non 3 anni e mezzo) viene subito inserita nell’ elenco dei bambini che hanno diritto ail’ assistenza, usufruisce fin da subito di strumenti appositi per la DSA. La madre viene messa in contatto con associazioni di genitori di bambini che hanno lo stesso problema, la bambina comincia a migliorare guadagna fiducia in se stessa e dopo la metà anno letteralmente ESPLODE nel’ impegno e nella conoscenza. Arriva a voti MAI presi prima, ( meritati ) e supera l’ anno brillantemente arrivando anche alla sufficenza di matematica! Ovviamente anche il rapporto Madre-figlia ne beneficia, la madre che prima era sempre preoccupata e in apprensione per la bambina riesce ad avere un rapporto più sereno, probabilmente scarica meno tensione sulla bambina.
    Considerazioni: questo è il sistema a cui affidiamo i nostri figli, un sistema che a mio parere per certi versi è rimasto ai tempi immediatamente successivi al Duce, Un sistema dove TROPPO spesso, la simpatia ed il comportamento di un alunno, vengono usati come vero strumento di valutazione!

  2. annalisa casalino

    Dico la mia come mamma e come insegnante di scuola media.
    Nella scuola di mio figlio (3 elementare) in seconda hanno fatto un test di lettura finalizzato al monitoraggio e all’individuazione di segnali che possano far sospettare un DSA e favorire una diagnosi precoce, importantissima ai fini del recupero. Stessa cosa avviene nella scuola dove insegno, in prima. Forse tardiva, ma esiste una specifica circolare ministeriale che obbliga la scuola a mettere in atto misure preventive e compensative per i DSA. Da anni ormai nelle classsi registriamo la presenza di alunni con DSA (in media 2,3 per classe) i quali hanno diritto ad un piano di lavoro individualizzato (stilato in collaborazione con la asl o centri accreditati privati) e ad una serie di misure compensative e dispensative di cui godono sia durantre le lezioni che durante le prove e gli esami. In teoria gli insegnanti dovrebbero ricevere un’adeguata formazione per quanto riguarda l’individuazione dei sintomi e il trattamento deo dsa in ambito didattico -cosa che non sempre avviene perchè la formazione costa e le scuole hanno pochi, pochissimi soldi. Gli studenti con dsa NON hanno mai l’insegnante di sostegno, a meno che il disturbo non sia associato ad altri deficit cognitivi o fisici. Per cui ci si trova a lavorare in classi di 25-28 studenti, di cui 2 o 3 con dsa (e ogni alunno dsa è un caso a sé), un paio almeno sono stranieri (mi riferisco a quelli di nuovo inserimento, che non conoscono bene la lingua) e poi ci sono le eccellenze e gli studenti ‘regolari’, i quali hanno diritto come tutti di ricevere una preparazione adeguata. Detto questo, la mia esperienza mi dice 1) che si, in effetti siamo ancora lungi da quella ‘diagnosi precoce’ che risparmierebbe infiniti dolori e frustrazioni a studenti, famiglie e insegnanti;
    2) che in molti casi sono le famiglie che rifiutano l’idea che il figlio abbia un disturbo dell’apprendimento, rifiutandosi di intraprendere l’iter per la certificazione che innescherebbe tutto il processo di compensazione (questo dovuto anche all’ignoranza che ruota attorno ai dsa). La scuola non può obbligare la famiglia a sottoporre il figlio a una diagnosi. 3) anche se non posso provarlo ho anch’io il sospetto che ci sia dietro un gran giro di soldi e incarichi professionali, corsi, consulenze, centri accreditati, assistenti e aiuto compiti specializzati, mentre i servizi sociali non riescono a far fronte a questo boom. 4) nella mia esperienza non ho mai avuto studenti dsa’trattati’ con psicofarmaci (non nei dsa, si invece nel disturbo di disattenzione e iperattività). 5) la maggior parte dei miei alunni dsa sono perfettamente in grado di raggiungere un soddisfacente livello di competenze, anche più di molti compagni,ma sono carichi di ansia (spesso causata da genitori ansiosi e ansiogeni) e frustrazione (spesso causata da una scuola -insegnanti,metodologie,condizioni- inadeguata.

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