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Io, ostetrica per un giorno

ostetrica

Spesso nei film la donna incinta di turno viene colta alla sprovvista e partorisce per strada, assistita da un perfetto sconosciuto (solitamente uomo) che per l’occasione sfodera abilitàda ostetrica provetta da far invidia al dottor Ross di E.R. Fantasticherie, penserete. Beh alle volte la realtà  si dimostra essere proprio come nei film…questo è quanto è successo alla sottoscritta.

Sydney 2010. La mia amica C è in procinto di partorire il secondo figlio e non avendo altro aiuto se non noi amiche, stila una tabella in cui ognuna ha un compito preciso, tra cui l’occuparsi del primogenito nel momento in cui Mr D (compagno di C) dovrà  portarla in ospedale.

Il 13 agosto sono di turno io, per giunta incinta me medesima e a due settimane dal mio di parto.

Il pre travaglio era cominciato verso le 5 di sera ma per paura di andare all’ospedale e sentirsi dire che poteva tornare a casa ed aspettare un altro po’, C decide di resistere il più possibile.

Alle 11 di sera arriva la chiamata di Mr D che mi dice che sta valutando di portare C in ospedale e quindi mi chiede gentilmente se posso andare a curare il loro bimbo.

No Problem! Che emozione!

In 10 minuti spaccati arrivo davanti casa e appena scendo dall’auto sento le urla di C che si susseguono ad intervalli pericolosamente ravvicinati.

Entro in casa e trovo la mia amica piegata in due che mi urla frasi di benvenuto mescolate a improperi piuttosto coloriti. Mr D, occhio pallato e sguardo vacuo, farfuglia qualcosa del tipo «prendo le ultime cose per l’ospedale» e mi passa davanti prima reggendo un iPod e il carica betterie del cellulare… quando si dice le “priorità “.

Dopo svariati passaggi di cose “fondamentali” da mettere nella valigia, pare che si sia pronti per uscire quando ecco che, dopo una contrazione più violenta delle altre, arriva la prima fatidica esclamazione: «AHHHHH SENTO LA TESTA!!! »

Il mio cervello in quel momento si spegne. Come senti la testa? No, che non la senti. Non devi sentirla perché se così fosse siamo nella ca@#a tutti quanti!

Ma C la testa la sente proprio e dopo un rapido controllo da parte della sottoscritta, arriva la conferma: il bambino ha deciso di uscire. Ora.

Annebbiata dal panico, trascino di peso C fuori casa verso l’auto parcheggiata sul vialetto di ingresso…una donna incinta di 38 settimane che ne trascina un’altra in travaglio, vi assicuro che è una scena a dir poco surreale.

Non so come ma io e C siamo in piedi, sotto il cielo stellato, di fronte alla portiera aperta della loro auto…una Mazda RX-8, sportiva, ribassata, sedili in pelle…come ce la fai entrare una partoriente in un’auto sportiva? Non lo fai, ovvio.

Un barlume di raziocinio mi illumina il cervello e grido a Mr D di chiamare un’ambulanza. Giuro di aver sentito i sedili in pelle della Mazda tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo.

Mr D, con un’espressione a metà  tra “Oddio sto per avere un infarto” e “Quasi quasi mi faccio una birra mentre aspetto”, prende il cellulare e chiama i soccorsi e mentre cammina avanti e indietro sul vialetto di casa, ci riferisce ciò che l’operatore del numero di emergenza gli dice.

In quel momento arriva la seconda fatidica frase: «AHHHHHHH!!!IL BAMBINO STA USCENDO!!!!!»

Dimentico la mia pancia, dimentico che la mia amica è in piedi attaccata alla portiera della sua Mazda, mi inginocchio e faccio appena a tempo a metterle un braccio sotto le gambe, quando prima la testa e poi il corpo caldo del bimbo mi si adagia sull’avambraccio.

Poi, silenzio. Ti aspetteresti un urlo, un pianto, un’affermazione dell’inizio di una vita nuova di pacca…e invece, un secondo dopo che un bimbo nasce, senti solo il silenzio. Prima di pensare, infilo un dito in bocca al piccolo per liberarlo dell’eventuale liquido amniotico o rimasugli di placenta. Vorrei girarlo, ma non oso, è in bilico e attaccato al cordone ombelicale. Gli massaggio il petto e poi succede: un lieve, ma deciso vagito sale da quella creaturina e i nostri cuori riprendono a battere.

Tutta la tensione, la paura di pochi istanti prima, sembra svanita: C annuncia che ora sta decisamente meglio. Non so dove abbia trovato la forza di trascorrere ore in travaglio e poi partorire in piedi!

Io, in ginocchio sul selciato da non so quanto, ho perso l’uso delle gambe ma l’unica cosa che riesco a pensare è che sto tenendo in braccio una creatura che respira e che volge gli occhi, alternando uno sguardo a me e uno alla sua mamma.

La sua piccola manina mi stringe il dito: questa creatura appena nata è forte, caparbia… meravigliosamente viva.

Sembra passare un’eternità  prima dell’arrivo dell’ambulanza, ma ecco che i paramedici ci soccorrono. La mamma e il suo bebè vengono fatti sdraiare sulla barella. C è sfinita ma sorride.

“Ti voglio bene”, mi dice. “Anche io”, le rispondo.

Poi vengono fatti salire tutti sull’ambulanza dove i paramedici tagliano il cordone ombelicale. Io rimango sul vialetto di ingresso: la schiena mi fa male, le ginocchia pure, ma la testa è tra le nuvole. Di colpo la paura mi attanaglia alla gola: e se qualcosa fosse andato storto? E se il bebè non avesse respirato? E se la madre avesse avuto complicazioni? Mi sento svenire, devo rientrare.

Sono stanca morta e Davidino nella mia pancia, sente la mia tensione e continua a muoversi e rotolarsi senza sosta.

“Stai buono, mostriciattolo… non è proprio il caso di fare sorprese stasera”, mormoro alla mia pancia. Anche perché ero in casa sola con L, il bimbo di tre anni di C e Mr D.

Cerco di rilassarmi con la televisione e comincio uno zapping convulso: non vedo nulla, non sento nulla. Il copro è li ma i pensieri sono annullati dall’esperienza appena vissuta.

Poi arriva il primo messaggio di Mr D:  “Siamo in ospedale. Stanno bene! Grazie!”. Ora posso rilassarmi. Mi sdraio e chiudo gli occhi. Mai nella mia vita, avrei pensato di aiutare un bimbo a venire al mondo. Eppure è successo e tutto è andato bene.

Ahh, dimenticavo…quella notte di agosto è nata Zoe!

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

9 commenti

  1. Carramba Enrica! Non sapevo di quest’episodio alla E.R.! Dev’essere stata davvero assurda e meravigliosa come esperienza. Che forza le mamme però! Tirano sempre fuori risorse inaspettate, che sia sopportare ore di travaglio e partorire accanto ad una macchina sportiva, o rimanere accucciate con un neonato in braccio appena sfornato da un’amica…sempre davanti ad una macchina sportiva! ^_^

  2. Si, la macchina sportiva è un punto fisso… chissà, fosse stata una monovolume, forse C l’avremmo caricata e il bambino lo faceva per strada con il solo ausilio di Mr D. Meglio aver avuto la mazda 😀

  3. Che storia bellissima Enrica, ho gli occhi lucidi per l’emozione…Grazie per averla raccontata cosi’ bene.

  4. enrica mi sn fatta un film…e tante risate leggendoti… io sarei andata nel panico,. nn avrei avuto il tuo sangue freddo…BRAVA!

  5. Sei riuscita a farmi commuovere e ti assicuro che sono poche le cose che riescono a farmi scendere le lacrime dagli occhi. Leggendo il tuo racconto mi sembrava di essere li a due metri da voi!! Tanti complimenti per la prontezza e anche un pò di invidia…anche se sono quasi sicuro che se capitasse a me l’ ambulanza porterebbe prima via me con il defibrillatore a manetta!!!

    • Grazie Andrea. Devo dire che ora ne parlo con serenità e gioia, ma appena accaduto non riuscivo a raccontarlo a nessuno… ero attanagliata dalla paura che se fosse capitato qualcosa di male alla bimba o alla mia amica, tutto si sarebbe potuto trasformare in un incubo tra le mie mani.
      ma poi o realizzato che non era successo nulla di male e quindi ho cominciato a gioirne 🙂

  6. WOW! Complimenti per tutto. Per la tua lucidità, prontezza di riflessi, e una punta di invidia perché credo che far venire al mondo una vita sia qualcosa di fantastico ed inspiegabile.

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