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Un Topolino, come un diamante. E’ per sempre

Topolino

“Tu guardala, sempre lì con il naso appiccicato su quei giornalini”.
Così mio padre cercava di dare inizio alla sua campagna persuasiva di avvicinamento (mio) a letture più impegnate delle storie di un papero sfigato, succube di uno zio tirchio fino al midollo che si fa i bagni in una piscina di monete d’oro o di un topo investigatore che deve guardarsi dagli agguati di un  micione delinquente con una zampa di legno.
“Ma papà , tu non puoi capire. Sono storie meravigliose!”
“Sì ma di lettura c’è ben poco””
Ogni volta era un braccio di ferro sfrenato tra noi due ma di fatto mio padre mollava di sua spontanea volontà  la presa lasciandomi ogni volta godere la mia piccola grande vittoria e permettermi di raggomitolarmi su me stessa, sgranocchiando qualche merendina (il binomio lettura e spuntino era il mio massimo piacere da bambina. Lo è tutt’ora, ad essere sincera) e afferrare gelosamente uno dei momenti più belli della mia giornata, dove facevo volare via come tanti semini di un soffione scuola, maestra, compagni. Mia sorella.
Le avventure di Topolino e Macchia Nera? Ottimo. Una bella fetta di pane e marmellata era quello che ci voleva. Poi a volerla rileggere quella storia dovevo intervenire con uno scalpello perché la confettura fuoriusciva dal pane, cadeva vittima della forza di gravità  e atterrava di peso sulle pagine del fumetto. Io toglievo il più ma lo zucchero è un collante spaventoso e poi cementa subito. Ricordo diverse pagine saldate una con l’altra e anche i miei tentativi di separarle con il vapore del pentolino con l’acqua messo d’emergenza sul gas. Poi la questione dell’aumento di volume del fumetto che una volta asciutto pareva un tomo di ottomila pagine a effetto mare mosso aveva un suo fascino.
Ricordo tutte le storie che ho letto e riletto e raccontato alla mia amica immaginaria e a quelle vere.
E sono grata a mia madre e al suo spirito conservatore. La sua soffitta al momento custodisce in almeno tre mensole di un paio di metri e poco più tutta la collezione dei mensili e dei settimanali Disney che ho comprato o mi sono stati regalati. Lì riposa tutta la mia infanzia. E i resti archeologici delle mie merende vintage. Mia figlia ogni tanto cerca di avvicinarsi a quella libreria speciale ma per il momento mi comporto come un rottweiler da guardia. Ringhio e sbavo. Con lei sono ancora nella fase di “trasmissione cura di oggetti preziosi come diamanti da tramandare nei secoli dei secoli”.

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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