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Mio figlio: Dottor Jekyll o Mr Hyde?

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Gli aficionados dell’Oasi ormai sanno che razza di personaggio sia mio figlio Davide e conoscono bene le sue imprese.
Se invece siete nuovi di queste pagine, sappiate che spesso mi sono chiesta come diamine si siano ingarbugliati a tal punto i cromosomi materni e paterni per dare luogo ad una versione in miniatura del Dottor Jekyll e Mr Hyde.

Davide è un bimbetto affettuoso, dalle maniere dolci ed educate ma nel momento in cui abbassi la guardia, prende il sopravvento stordendoti prima con capricci agghiaccianti per poi finirti con piazzate che manco la mamma di Hitler ha mai dovuto subire.
Tradotto: prima ti sorride e poi se ne esce con un «Tu non sei mia mamma! Io faccio quello che voglio e tu stai zitta o io ti uccido… HAI CAPITO?!». Per dirne una.

Ha poco più di tre anni e io, in quanto madre di tale creatura, dovrei conoscerlo e sapere come funziona la sua mente deliziosamente diabolica. E invece no, Davide mi spiazza mettendomi in difficoltà  fin da quando è nato. E` un bimbo con un’energia fisica e mentale così grande che è necessario un certo sforzo da parte mia e dell’ingegner Brambilla per non venirne travolti e schiacciati.
Se lasciato a sé stesso, Davide è come una bomba innescata pronta ad esplodere. Ma forse è solo un diamante grezzo dalle grandi potenzialità , una gemma preziosa nascosta tra detriti di roccia da limare, scalpellare, eliminare, dipende tutto da che punto lo si guarda o se si è fatto in tempo a scappare prima di venire azzannati.

Ma come è possibile che con Matteo le cose erano più facili e gestibili (nonostante gli alti e i bassi) e con Davide è una lotta all’ultimo sangue per ogni cosa?

Semplice: Davide non è la fotocopia di Matteo.

Nonostante sia sempre stata conscia del fatto che siano due caratteri molto diversi, ho vissuto questi anni in una specie di nebbiosa negazione che mi ha portato fuori strada: se con Matteo ha sempre funzionato, perché con Davide non va? Cosa sbaglio? Cosa ho fatto di male?

No! Non sono io, o meglio non sempre, ora l’ho capito! E` lui che è diverso. Se semino patate crescono patate e se semino zucchine crescono zucchine. Matteo è una dolce patata, Davide un’adorabile zucchina e non ci si può fare nulla. Prendere o lasciare.

La questione è che prima accetto l’esplosivo carattere di Davide, prima e meglio riuscirò ad incanalarlo nella giusta direzione ed evitare così la distruzione del mondo, o quanto meno scongiurare il mio internamento.

Come fare tutto ciò? Partendo da cose banali.

Davide distrugge quasi tutto quello che tocca e spesso prova piacere (o forse scientifico interesse?) nel rovinare ciò che appartiene a Matteo attendendo con ansia di vedere la sua (prevedibile) sgradevole reazione. Ecco quindi che a Natale gli abbiamo regalato un kit di attrezzi da lavoro per bambini: riproduzioni fedeli di martelli, trapani, pinze, viti, bulloni, seghe. Il primo istinto a prevalere è stato quello dello sterminatore, c’è da stupirsi? Ci abbiamo impiegato qualche giorno a convincerlo che si trattava di oggetti fatti per costruire cose e non mezzi di tortura. Pare abbia capito e ora sega, trapana e martella ogni elemento inanimato della casa.

Ogni tanto entra in fase “berserk” e se non si interviene, cominciano a volare oggetti di ogni genere, consistenza e peso.
Oggi per esempio, infastidito da non si sa bene cosa, ha cominciato a distruggere le costruzioni di Lego del fratello, lanciando mattoncini in testa a tutti. La mia prima reazione sarebbe stata quella di sgridarlo e metterlo in castigo, ma mi sono trattenuta. L’ho coinvolto invece in una serie di puzzle da completare, premiando la sua bravura con entusiasmo e incoraggiamento. La tempesta di Lego è stata scongiurata, fino alla prossima Bassa Depressione Atmosferica Davidesca.

Sarà  sempre così? Penso di sì, anche se ritengo che, lavorando con costanza e dedizione, si riuscirà  ad arrivare integri per vedere il giorno in cui il lato ragionevole e calmo di Davide sarà  in perfetto controllo della sua parte animalesca.

Nel frattempo, però, ciò di cui Davide deve essere certo è che la sua mamma e il suo papà  lo amano esattamente così com’è. Amareaccettareaccogliere ecco uno dei trucchi dell’essere genitore, seguito subito dopo dall‘aiuto a districarsi dalle maglie di un carattere che non si è scelto ma che si può imparare a conoscere e ad usare per brillare nel mondo. Al mio Davidino dedico una canzone da cui cito:

“Sembra che ovunque vada,
più veda e meno capisca
Ma una cosa la so
Ed è che ti amo…

… Mia mamma mi ha detto
‘Non perderti perchè
la mia più grande fortuna
è stata quella di averti'”

 

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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