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Multitasking, addio

multitaskingFino a ieri del mio essere multitasking me ne sono sempre fatta un vanto, pensando che chi dedicasse le sue giornate a poche cose fosse un pigro, inetto, fannullone che non sa stare al mondo, non si merita nulla dalla vita e che non piglia un pesce nemmeno al mercato ittico.
Ho sempre considerato l’iperattività  un valore aggiunto nella mia vita. Mille cose in un minuto, et voilà . Un premio, per cortesia.

Immaginatevi quando durante una vacanza in Giamaica, in cui tutto sembra muoversi al rallentatore e la parola “fatica” viene confusa con un tipo di frutto tropicale, ho lamentato con il guardiano (sto usando un eufemismo, credetemi) del resort dove alloggiavo, se poteva aumentare il pane tostato per colazione segnalandogli anche che lo sciacquone del mio water necessitava un pronto intervento.

Roy, così si chiamava il bradipo dalle fattezze umane, mi ha fermata in quella che lui riteneva “frenesia delle richieste” con una mano in segno di ‘alt’ dicendomi: “per favore, una cosa alla volta”, allontanandosi da me con la velocità  di una lumaca, senza nemmeno dirmi: “ok, ci penso io”, “va bene, sarà  fatto”, insomma un cazzo di accenno che avrebbe provveduto a rassicurare una donna occidentalmente nevrotica.

Vi devo dire quanto ho preso per il culo quest’uomo? Quanto l’ho denigrato pensando alla sua limitatezza nel fare le cose? Che poi mica gli ho chiesto di andarmi a sradicare un baobab, di portarmelo in camera su un vassoio con un mazzo di rose rosse. Da quell’episodio ho dato il via a una lagna del noi donne bla, bla, bla e gli uomini bla, bla bla, durata per anni.

Dopo l’esperienza con Roy mi sono sentita ancora più convinta che il multitasking femminile ha un suo grande vantaggio, conclamandoci ufficialmente essere superiori che “fortuna ci siamo noi su questo pianeta”. Un po’ è vero, visto che la triade – di default sulle nostre spalle – famiglia-casa-lavoro è un’operazione gestionale da affrontare in modalità  Dea Kalì ogni giorno ma è anche vero che l’effetto collaterale di questa nostra tendenza non è simpatico per niente e si concentra in due semplici e diffusissime parole: esaurimento nervoso.

Se non ci rendiamo conto che giocare ai Gormiti/Winks con i nostri figli, mentre con un occhio alla Martin Feldman stiamo controllando le e-mail del giorno, con la mano destra mischiamo il risotto e con l’altra finiamo di stendere l’ultimo paio di calzini (sempre che si riesca a trovarli accoppiati), è un atto semplicemente folle che un cinese tra quello che facciamo noi e il lavoro no stop in una fabbrica di giocattoli clandestina si butterebbe a capofitto nella seconda opzione.
Perché se la mamma va in tilt sarebbe peggio dell’asse terrestre che decide di farsi il giro opposto.
Come fare allora?
Aderire alla scuola di pensiero del saggio, lento, pigro-bradipo-Roy.
Che non vuol dire mica non riuscire a combinare granché ma realizzare meglio e con più soddisfazione.

Il risultato è ottimo: noi siamo più calme, la giornata sembra scorrere liscia e la sera siamo sì stanche senza che, però, qualcuno intervenga con un cucchiaino per raccoglierci,  i figli rispondono meglio ai nostri stimoli perché quei 30 minuti dedicati interamente a loro senza minestre sul fuoco da controllare e biancheria da sistemare bastano per farli sentire tranquilli e tenerli lontani dal sistematico, macina neuroni, richiamo del “mamma vieni, stai con me, dove vai”.
Il risotto quindi può aspettare, e il calzino con le e-mail pure.
Perché dopotutto pensare a una cosa alla volta non è un limite umano ma saggezza pura.

E voi? Quanto siete multitasking?

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

7 commenti

  1. Io ci provo, ma non riesco. Agisco come in quel film “Ma come fa a fare tutto?”: appena sveglia vedo visualizzarsi sul soffitto la lista delle cose da fare. Puntualmente ne tralascio qualcuna perchè, sai, la giornata ha 24 ore. Mi sento in colpa, penso di non essere una buona organizzatrice, mi viene in mente l’amica che lavora, va a zumba, cura la figlia stimolandola con giochi e quant’altro, e io che non ho manco avuto il tempo di fare la doccia. Se metto la minestra sul fuoco mentre lavoro si brucia, se cerco di trovare un momento per me e mio marito mi viene l’ansia per le cose che devo fare il giorno dopo. Sono messa tanto male?

    • No, Valentina per niente. Sei messa come gran parte delle donne, se non tutte. Ma hai messo in evidenza una cosa importante: guardare l’erba del vicino non è un bene perchè ci porta l’illusione che lui riesca a fare tutto meglio di noi quando invece non è vero!!!!
      In più se essere multitasking ci da i risultati sperati allora ben venga ma se riusciamo a bruciare la minestra mentre siamo impegnate in due milioni di altre cose (sia a livello materiale che mentale) forse vale la pena rallentare i nostri ritmi e concederci davvero di trascorrere il tempo dandoci le necessarie priorità .
      Sto prendendo le distanze dal mio multitasking e ti assicuro che all’inizio non è stato facile ma poi quando vivi concretamente la gioia dello stare bene allora decidi di proseguire per questa nuova strada. Prova a sforzarti, scrivi le cose che hanno la precedenza durante le tue giornate e poi fammi sapere 😉 e lascia perdere l’amica che fa la zumba!!!

  2. l’ansia di arrivare dappertutto fa respirare in maniera contratta e la poca aria che arriva al cervello ci dice che non possiamo farcela. in realta’ se si calma il respiro si riesce a visualizzare meglio cio’ che dobbiamo fare e il tempo reale che ci serve. la scaletta delle priorita’ e’ fondamentale come il tempo che vorremmo ma che poi non sappiamo goderci.

  3. Cara Deborah…la prossima volta quando vai in Jamaica, invece di alloggiare in un resort….fatti un giro tra la gente del posto… e vedrai che quei “bradipi”, come li chiami tu, a 11 anni sanno già  cucinare e fare il bucato e accudire i fratelli minori!

    • Cristina, ho visto tutto e infatti la presa in giro se noti bene è rivolta alla sottoscritta che non è (a suo tempo) riuscita a vedere quanto lo stile di vita dei giamaicani sia di gran lunga più efficace e saggio del nostro :)La conseguenza di questa scoperta? In Giamaica ci sono tornata e ritornata….;)

  4. Il mio multitasking ha gia cominciato a perdere colpi …. penso che presto smettera’ di funzionare

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