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Self cyberlulling, la nuova frontiera dell’autolesionismo adolescenziale

autolesionismo-adolescenti

Hannah Smith, adolescente inglese, si è tolta la vita qualche settimana fa in seguito a un continuo “bombardamento” di offese, insulti, minacce a lei dirette tramite la sua pagina di Ask.fm (ask and answer ““ chiedi e rispondi) uno dei tanti social network che costellano la rete.
Alla notizia del suicidio è seguita la scoperta, ancor più inquietante, che il 98% dei commenti minatori nei confronti di Hannah venivano proprio dal suo stesso computer: Hannah è colei che viene definita una “Digital Self-Harming person“, ossia una autolesionista digitale.

Non è un caso isolato purtroppo, come ha sottolineato un’indagine condotta dal Massachusett Aggression Reduction Centre: il 10% degli studenti del primo anno di università  ha confessato di essere stato un autolesionista digitale e di essersi auto inflitto minacce e insulti sgradevoli su vari social network.
La ricercatrice Danah Boyd ha cominciato a parlare di “self cyberbulling“ nel 2010 dopo aver scoperto siti come Formspring e Ask.fm in cui gli adolescenti pubblicavano anonimamente domande auto insultanti e attendevano di vedere le risposte dei coetanei.
Questi atteggiamenti di autolesionismo sono, a detta della dottoressa Boyd, un grido di aiuto, un tentativo di catturare l’attenzione, per dimostrare forza o al contrario per stimolare in chi assiste/legge un sentimento di compassione e commiserazione.

La presenza di un “pubblico” che legge questi auto attacchi è un mezzo che gli adolescenti usano per scoprire cosa la gente veramente pensa di loro e al contempo, rendendolo visibile, sentono il loro dolore reale e non frutto della loro immaginazione.
Gli adolescenti che usano il “self cyberbulling” cercano di dare voce ad un disagio che li fa sentire sopraffatti e sotto assedio. Tramite la farsa dell’auto bullismo, fatta di commenti costruiti dalla stessa vittima, il pubblico assiste alla rappresentazione di un disagio reale, la cui fonte però è difficile da identificare.

Tutto questo è un modo distorto di chiedere aiuto: l’incapacità  di questi adolescenti di definire il loro dolore con un “Sto male. Ho bisogno di aiuto”, li spinge a trovare strade alternative e distruttive.
Nelle scuole anglosassoni, dove il problema è considerato reale e preoccupante, la linea adottata è di non pubblicizzarlo tra i giovani per timore di creare una risposta di emulazione che andrebbe solo ad aggravare la situazione.

Devo ammettere che già  il bullismo in sé mi preoccupa; il fatto che questa forma di tortura possa viaggiare in rete ad una velocità  e con un’ampiezza pressoché infinita, mi terrorizza.
La consapevolezza infine che l’autolesionismo, sempre esistito, possa anch’esso esprimersi attraverso la rete e portare a conseguenze tragiche e definitive, è qualcosa che getta un’ombra oscura sull’adolescenza che i miei figli prima o poi affronteranno.
Cosa ne pensate?

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

Un commento

  1. Penso sia terribile, già  è brutto che una persona sia autolesionista ma che lo faccia davanti ad un potenziale pubblico in rete è ancora più brutto. Mi chiedo quindi se questi ragazzi hanno dato dei segni del loro disagio ai loro genitori, se questa è una disperata richiesta di aiuto, è possibile che prima di queste ne siano venute altre magari meno drastiche e distruttive? Insomma senza voler colpevolizzare i genitori perchè ogni situazione è una storia a se, mi chiedo se è stato fatto abbastanza e cosa possiamo fare noi per non cadere nella stessa situazione!
    Penso che anche in questo caso, il dialogo e la fiducia che i nostri figli ripongono in noi siano essenziali nella costruzione di un rapporto aperto , sincero e bidirezionale. Poi anche un minimo di controllo delle attività  in internet e sui social network ci vorrebbe inclusi i divieti per quei social network che permettono liberamente la circolazione di insulti , vessazioni e persecuzioni.
    Per certi versi la rete è più pericolosa della periferia di una metropoli alle 23 di sera, la nostra assistenza non può mancare sopratutto in un periodo di estrema fragilità  come l’ adolescenza!

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