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La maratona, la mucca e i genitori di O.C.

Maratona

Sto andando ad assistere ad un maratona organizzata dalla scuola di Matteo, tramite cui si raccolgono soldi.
La chiamano Jog-a-thon ed è un evento comune a tutte le scuole pubbliche della zona, così sentito e coinvolgente, da essere secondo per importanza solo all’elezione del Presidente degli Stati Uniti.
Indosso la maglietta con il logo della scuola e mi sento orgogliosa di far parte di questo evento che coinvolge il mio bambino.
àˆ un modo per comunicargli la mia presenza e partecipazione a qualcosa che lo vede come protagonista.

Ed eccomi a scuola, vedo il campo sportivo dietro gli edifici con gli studenti riuniti. Ci sono le insegnanti, la preside, lo staff scolastico. Persino l’auto della polizia lì per vigilare sulla sicurezza della gente.
E poi una tizia, mai vista in vita mia, mi viene incontro indossando la mia stessa maglietta e si rivolge a me con una frase che destabilizza per un momento la mia giornata.

«Salve, sono Lucy! Hai visto la mucca?»
Penso di rispondere con un: «Salve, sono Enrica! No, non ho visto una mucca ma se incontro un Lepricano, chiedo informazioni in proposito.»
Ma optato per un più diplomatico: «Salve, sono Enrica! Non credo di averla vista…la mucca…mi spiace”»
«Oh no!! come facciamo a cominciare senza la mucca! » E Lucy si invola, lasciandomi lì ad interrogarmi sul senso di quella conversazione surreale.

Accantono questi inquietanti pensieri e mi dirigo al banchetto dove sono riuniti i genitori della classe di Matteo.
In poche parole ogni studente compie più giri che può lungo la pista. Ogni giro fa guadagnare alla classe (e quindi alla scuola) un tot di soldi che vengono poi raccolti e segnati sul “Jog-a-thoneter”, ossia un cartellone in cui è disegnato un gigantesco termometro e le varie tacche sono le cifre raccolte.
Noi genitori abbiamo il compito di segnare i giri fatti dai bambini della classe delle Monkeys (le Scimmie, così si chiamano Matteo e i suoi compagni) e di fornire loro acqua ogni volta che lo chiedono.

Saluto cordialmente le mamme (e papà ) presenti, tra cui Figettina Mum, con un completino sportivo tutto verde smeraldo (ma dai?!) e The Queen Mum con tanto di cartelletta, penna e cipiglio da organizzatrice dei soccorsi umanitari delle Nazioni Unite.
C’è anche Camaro Dad, tshirt, jeans, occhiale da sole.
Invece di essere accolta con un «Ehi! Hi! Good to see you!» (Ehi, ciao! Che bello vederti! ndr), sono investita da una gragnola di indignate esclamazioni e minacciose domande.
The Queen Mum: «Cosa?? Dove hai preso quella maglietta??? »
Fighettina Mum: «Come hai fatto, chi te l’ha dataaaaa? La voglio anche iiiiiooooo!!! »
The Queen Mum: «Questo è vergognoso! Ho organizzato tutto io (?) e nessuno mi ha dato la maglietta della scuola, è una vergogna! »
Io «Ma veramente l’ho trovata nello zaino di Matteo ieri. Ho pensato che fosse stata consegnata a tutti i genitori”»
Fighettina mum: «Ma quanto hai dato di donazione? No, perché se hai dato meno di me e a te hanno dato la maglietta, io vado a protestare!»
A quel punto lo scambio di battute attira l’attenzione di tutte le mamme per un raggio di 10 chilometri.
Sono così imbarazzata, impacciata, mi sento una ladra ma poi perché? Mica l’ho fregata a qualcuno quella benedetta maglietta! Ci sarà  stato un errore, ma non me la posso levare lì seduta stante, per non fare torto a un branco di belve assetate di magliette scolastiche!!
Nel caos, involontariamente creato, sento una voce amichevole alle mie spalle.
àˆ Camaro Dad che facendomi l’occhiolino da sopra gli occhiali da sole, commenta:
«Nice Tshirt!» (Bella maglietta, ndr) e con un sorrisetto ironico sulle labbra, si allontana.
Ci vuole veramente poco per far volatilizzare il mio senso di colpa.

Mi godo la corsa di Matteo e di tutti e 600 gli studenti: un mare di magliette della scuola che sgambettano lungo la pista, tutti impegnati, tutti concentrati, tutti seriamente decisi a dare il massimo per il lustro della classe e della scuola.
Matteo fa 12 giri, poi al 13esimo lo vedo che cammina chiacchierando con una compagna di classe. Anche questo è un modo come un altro di partecipare.
Alla fine la scuola raccoglie poco più di 38mila dollari: preside e rappresentante di istituto, si ritirano in presidenza con un sorriso a 34 denti ciascuno.

Come scusa? La mucca? Ah si, la mucca.
Alla fine l’ho vista anche io, la mucca.
Un pirla, con un costume floscio da bovino, mascotte di uno degli sponsor della maratona, se ne stava su un palco a saltare come un folle, incitando i bambini a correre. Sono certa di aver intravisto tra la gente in delirio ai piedi della mucca-trans, anche la mia amica Lucy.

maratona 2

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

5 commenti

  1. bravo Matteo!!! e che bella foto!

  2. che belliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

  3. Io credo che la mucca faccia il giro delle scuole qui a OC… A noi poi c’ aveva la scritta tipo “eat chicken…”qualcosa. Cmq forse eravavamo un po meglio organizzati…solo le maestre e gli alumni avevano la magliatta dell evento

    • Una mucca che invita a mangiare pollo è veramente diabolico… ovviamente la mucca vuole salvarsi e mette nei guai il pennuto rimbambito. Siamo a livelli “ai confini della realtà”…

  4. Ahahah ( nn e uscito lo smile nel commento precedente)

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