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Come Voyager può sollevare (lo spirito di) una mamma

voyager

Credo di avere un piccolo debito di gratitudine nei confronti di Roberto Giacobbo e del suo programma televisivo Voyager.

Su dai, adesso tutti a pensarlo subito come brutta copia di Super Quark, come accozzaglia di notizie prive di fondamento, contenitore senza un fondo di sensazionalismi molto poco comprovati, marea di minchionate varie su alieni che costruiscono piramidi, catastrofismi predetti da antichi popoli, vita oltre la morte, morte oltre la vita, se si vive sognando o si sogna vivendo, se Gigi Marzullo è un ologramma.

Io invece voglio spezzare una lancia a favore di questo omone sornione, sempre molto garbato nel suo modo di fare e di interagire con i telespettatori.
Una sera mi ha ridato un buonumore che non ricordavo da (quasi) secoli.

Il marito era essente giustificato, gnoma militante “No Letto” e io tra il sacro e il profano a invocare i soliti ignoti che mi facessero la grazia per convincerla a infilarsi sotto le coperte e praticare la sana abitudine del dormire.
Una volta sedata la mostriciattola più bella del -mio- mondo mi sono sciolta sul divano a sottoporre ad attività  ginnica il mio pollice destro sul telecomando.
1.500 canali a disposizione dove, oh, ci fosse un programma che mi desti un minimo di interesse.

A parte Simpson e Griffin.

Ed eccolo.
Lui.
Giacobbo.
Che con un espressione così tesa, preoccupata, che dire, persino ansiolitica annuncia che dopo la pubblicità  darà  una notizia, da fare rivoltare i gusci delle lumache, sul chupacabra.
Cavolo è il chupacabra?!
No, non potevo cambiare canale, perciò mi sono pappata “non ci vedo più dalla fame”, la gnocca che esce più figa che mai dall’ultimo modello di city car, quella che si scusa con le amiche per il ritardo ma c’aveva un prurito.., e tutta una mitragliata di spot che diomiosignore ti dimentichi che programma stavi seguendo.
E finalmente riappare Giacobbo che con l’aria di “ragazzi qui è “˜na notizia che i Maya è meglio che vadano alla bocciofila di Cesenatico” ci racconta del chupacabra.
Il chupacabra per i miseri ignorantoni che non sanno che sia, è un animale leggendario che abiterebbe in alcune zone delle Americhe. Pare sia stato avvistato a Porto Rico, Messico e Stati Uniti.
Si chiama in questo modo perché è goloso di capre di cui ama succhiarne il sangue. Sarebbe una specie di incrocio tra un piccolo orso e un cane e ha una fila di aculei dalla testa alla base della coda.
Biologi, zoologi, criptozoologi, scienziati pazzi non prendono alcuna posizione sull’esistenza di questa fantomatica creatura, essendo più interessati a studiare il tipo di coltivazione a cui si dedica chi sostiene di avere incontrato un animale simile.
Ma lui no.
Giacobbo ci crede.
Ed è andato negli Stati Uniti con la sua troupe a intervistare una contadina che ha raccontato di averlo visto il chupacabra.
Aveva gli occhi fosforescenti, era orribile, emetteva suoni indescrivibili e poi, paf, è sparito.
Che i biologi, zoologi, criptozoologi e scienziati pazzi prendano in considerazione o il peyote o la più classica maryuana.
No, ma la contadina ha le prove.

Ci sono dei resti nel retro di casa sua di un animale non ben definito.

E’ il chupacabra.

Lei e tutta la troupe fino a quello che sorregge la giraffa, ne sono certi.

E allora Giacobbo impavidamente ha prelevato un campione di dna.
«Dopo la pubblicità  sapremo finalmente i risultati. Restate lì. Non muovetevi!»

Che me possino! Piuttosto mi faccio fissare sul divano da uno sparachiodi.

Ancora la gnocca che esce dalla city car, quella che ha il prurito, e l’altra che non ci vede più dalla fame.
Finalmente ritorna il primo piano di Giacobbo con una tensione in volto che, signori miei, nemmeno la D’Urso nei suoi momenti topici peggiori in cui intervista il caso umano di turno.
«Ecco i risultati del dna della misteriosa creatura ritrovata nel campo (di funghi allucinogeni, ora ne sono certa) della signora»
“”.
Giacobbo legge i risultati.

Li passa allo scienziato di fianco.

Che li legge a sua volta.

Che li passa a un altro in camice bianco.

Che li legge e li passa al cameraman.

Che li rida a Giacobbo.

Che si mangiò il topo che alla fiera mio padre comprò.

Infine, non avendo più nessuno a cui passare “˜sti benedetti risultati di “˜sto cavolo di dna esclama:«bene, il dna appartiene a un coyote. Noi abbiamo concluso. Alla prossima puntata con altre nuove sensazionali notizie!»

Cinque minuti abbondanti di risata da soffoco mi hanno sollevato l’animo appesantito da una giornata estremamente faticosa.
Facendomi persino dimenticare che il canone che paghiamo spesso è letteralmente buttato dalla finestra.

Grazie Giacobbo!

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

8 commenti

  1. io del canone me ne sono liberataaaaaaaaaaaaaaaaa
    yesssssssssssssssssssssssssssssss

  2. Ma che te possino al chupacabra! 😀

  3. ma vedi lì: tanti anni di studio e non ho mai sentito parlare del chupacoso. ‘Ccidenti che zoologa ignorante che sono!

  4. ‘gnorantone! Io il chupacabra è dalle medie che so cos’è grazie ad X-Files!!! 😛
    Cmq cazzynger non se po’ vedè!!! ^_^

  5. ahahahahah!!!!! deb!!! ho visto anche io quella puntata, ma raccontata da te…è tutta un’altra cosa!!!!

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