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Armi giocattolo e vere sparatorie

Della strage in Connecticut, dove sono morti tanti bambini di 5 anni e alcune coraggiose insegnanti, se ne è parlato molto e, come spesso succede, all’indignazione e alla commozione iniziale, segue quella zona grigia in cui commenti, riflessioni, prese di posizione perdono lo slancio iniziale. Dopo di che, il fatto perde quasi interesse, lo si accantona come evento della storia e la vita va avanti verso nuove follie.

Ma io vorrei ragionare ancora su questa vicenda e su come possa impattare nel quotidiano dei miei figli.

Come molti di voi hanno letto dai miei post su Facebook, pubblicati proprio il 14 Dicembre scorso, ho appreso la notizia mentre aspettavo che Matteo uscisse da scuola. Immedesimarsi nei genitori che dall’altro capo degli States, hanno visto uscire i propri figli (coetanei di Matteo) sulle barelle del Coroner, è stato dolorosamente immediato.

Paura e rabbia erano mescolate alle mie lacrime e ho provato una profonda indignazione nei confronti di quella parte di popolazione americana che è a favore del possesso di armi da parte di civili.

Il possesso di armi in sé, non è probabilmente la cosa che più sconvolge, ma sicuramente la facilità  con cui si possano detenere armi da fuoco e soprattutto l’idea di tenerle in casa con in giro bambini, sia assolutamente normale. Questo mi lascia interdetta.

 

La mia prima reazione, quel pomeriggio del 14 dicembre, è stata di bloccare i miei figli ogni volta che si mettevano a giocare mimando sparatorie. Armi da fuoco giocattolo non ne hanno, a parte un paio di pistole ad acqua da usare in piscina, ma la voglia di giocare alla guerra, “good guys vs bad guys”, c’è sempre e gli basta prendere qualche pezzo di Mega Block per costruirsi un fucile d’assalto M16 e correre per casa fingendo un attacco nemico.

Mamma che urla “Mettete fiori nei vostri cannoni!!” e i figli che rispondono “Accerchiala! Preparati a far fuoco! Bang!!”, è patetico.

 

Quest’anno, come anche l’anno scorso, al calar della sera ho portato i bimbi a guardare tutte le luminarie natalizie del vicinato: se l’anno scorso, dal sedile posteriore dell’auto, si levavano incantati “Oh WOW!!”, quest’anno era un unico “Davidino! La! Spara” “Beng Beng Beng…motto (morto, ndr)”. Non è sopravvissuta una sola luce di Natale in tutta Irvine, per lo meno nella loro immaginazione.

Una sera li abbiamo portati in un parco tutto addobbato a “Città  di Natale”: al calar della sera, tutti gli alberi del bosco sono illuminati e un treno porta in giro i bambini attraverso le luci di Natale, fino a raggiungere la stazione di Mr e Mrs Claus.

Mrs Claus si presenta come la versione femminile del più famoso marito, Santa, e seduta su una panca, racconta fiabe di Natale ai bambini che si avvicinano per ascoltare.

Guardo Davidino rapito, con quegli occhi immensi e luminosi, quel faccino paffutello tutto concentrato sulla fiaba e su quel personaggio fantastico che la sta raccontando.

Ho il cuore che trabocca dolcezza. Poi il mio bimbo si gira a guardarmi. Gli sorrido. Lui alza la manina e mimando la pistola, mi spara due colpi.

Colpita dritta al cuore.

 

Non posso nascondere l’angoscia che ho provato. Per un attimo mi sono immedesimata in una madre che apprende che il figlio, poco più che adolescente, ha commesso qualche strage assurda.

 

L’ingegner Brambilla mi da dell’isterica, sostenendo che l’unica squilibrata in famiglia sono io con la mia fervida e distorta immaginazione, alimentata da paturnie materne.

Mi urta il suo atteggiamento serafico e i suoi ragionamenti logici da Mr Spok, il vulcaniano: “Sono bambini, sono maschi e da che mondo e mondo i maschi giocano alla guerra. Significa che tutti i maschi della storia sono cresciuti diventando violenti, sanguinari, ammazza gente? No, certo che no.”

Ma alla fine ho dovuto ammettere che ha ragione: se Matteo e Davide giocano alla guerra, non significa che un giorno diventeranno folli sanguinari, dediti al massacro. Oddio, su Matteo potrei mettere la mano sul fuoco, su Davidino invece…humm, non saprei. Scherzo! Forse”

 

Leggevo proprio oggi un articolo in cui Constance Katz, co-fondatrice del “child and adolescent psychotherapy training program“ al William Alanson White Institute of Psychiatry, Psychoanalysis & Psychology di New York, parla in proposito di quei genitori che, all’indomani della strage, hanno nascosto o buttato tutte le armi giocattolo dei propri figli.

Togliere a dei bambini delle armi giocattolo non serve certo ad evitare che un giorno si armino per uccidere. Serve solo a far aumentare in loro la voglia di usarle, perché ogni cosa che è proibita diventa estremamente attraente.

La questione è far crescere i nostri figli in un mondo dove non è così facile armarsi;

dove ad andare in giro con una pistola dovrebbe essere solo la polizia o chi per essa;

dove, per far valere la propria opinione, si deve imparare ad usare le parole, non le maniere violente;

dove la guerra è una cosa brutta e mai inevitabile, mai giustificata, mai necessaria per portare la pace;

dove le armi non dovrebbero mai essere sottovalutate o considerate un diritto civile.

La questione, per evitare altri massacri, è: far crescere i nostri figli come uomini migliori.

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

10 commenti

  1. Be’ in effetti e’ vero che gli uomini hanno utilizzato sempre la loro clava per ottenere qualcosa, oggi le armi da fuoco hanno preso il posto della clava.
    Non sono d’accordo che ok sono bambini lasciamoli giocare come gli pare, tanto sfogano poi da grande capiranno, preferisco spiegare che le armi uccidono innocenti il piu’ delle volte! Sono contro la guerra in ogni sua forma, mentre credo fermamente nella pace ma visti gli ultimi avvenimenti , mi vien difficile pensare che cio’ possa avvenire in tempi brevi.

    • Anche io sono contro la guerra ed ogni forma di violenza. Mi rendo conto pero` che impedire ai bambini di giocare alla guerra, che è un atteggiamento normale e assolutamente comune da sempre, possa solo essere controproducente: meglio insegnargli che una cosa è il gioco, un’altra è la realtà di un’arma puntata contro qualcuno. Se si demonizzano le armi, poi come la si spiega la polizia giustamente armata?

  2. Il discorso che hai introdotto è molto bello e sensato.
    Sono un amante dei videogiochi di guerra, proprio quelli dove spari ai cattivi con ogni arma a disposizione e devo dire di essere sempre stato molto affascinato dalle armi da fuoco, se potessi ne avrei una collezione da tanere lontano dai bambini, da poter usare quando voglio.
    Ciò nonostante non sono un assassino, al punto di considerare il bene ” vita umana ” come l’ espressione della massima virtu’ che una persona possa avere, quella che nessuna cifra potrebbe risarcire.
    Secondo me, quelle persone che si arrogano il diritto di levare la vita ad un altro essere umano dovrebbero pagare un pena veramente esemplare in modo che abbiano a pentirsi per tutta la vita del gesto abominevole che hanno commesso, e spesso sono arrivato a pensare che la pena capitale potesse essere una giusta pena ( poi una mia amica mi ha fatto cambiare idea).
    Quando gioco a questi giochi spesso Alessandro mi assiste facendomi da supporto tattico, siamo più volte entrati sull’ argomento di come al papà  piacciano questi giochi considerati violenti e diseducativi.
    Ho sempre spiegato a mio figlio che nel nostro mondo c’ è la finzione e c’ è la realtà , ci saranno sempre film , videogiochi, e giocattoli che mimano la guerra e le sparatorie e le uccisioni ma si tratta comunque della fantasia, che fortunatamente no ha limiti ed è libera di poter fare e pensare quello che vuole. E poi c’ è la realta dove ogni uomo deve rispettare il suo prossimo!
    Sono io stesso il primo che voglio che mio figlio impari a distinguere la realtà  dalla fantasia, proprio come faccio io, dopo una settimana di lavoro frustrante e stressante accendo il mio pc, e mi godo qualche ora di massacro digitale, ho la mia valvola di sfogo.
    Detto questo, il gioco della guerra tanto amato dai maschietti è sempre un gioco, come sempre tocca a noi insegnare ai nostri figli il valore della vita umana.
    Le pistole ed i fucili sono comunque degli oggetti inanimati, è la mano dell’ uomo, guidata da una mente che non ha ben chiaro il valore della vita , che adopera questi oggetti per uccidere.
    Concordo con te comunque che negli states qualcosa deve cambiare, troppe armi in circolazione e vendute a persone che potrebbero essere potenzialmente instabili, o diventarlo successivamente, veramente non va bene!
    Forse sono stato un po’ prolisso ma volevo spiegare bene il mio pensiero!

  3. mio padre è campione italiano di tiro con la carabina, e sa sparare molto bene anche con la pistola. ha portato Emma con sè in poligono fin da quando aveva pochi mesi per “sfoggiare” la nipotina con gli amici.
    il tiro al bersaglio è uno sport come tanti altri e per quanto io detesti le armi e non ne abbia mai presa in mano una non credo che il problema sia l’arma, ma colui che la porta.

    • Sicuramente chi imbraccia un’arma fa la differenza e quindi meno persone armate in giro e soprattutto più selezionate, sarebbe la cosa migliore. Pero`, avere un arma in giro è comunque pericoloso: l’arma, per quanto si possa fare attenzione, puo` essere persa, rubata, maneggiata da terzi inesperti… l’arma è pericolosa anche se chi la possiede è una persona responsabile e sana di mente.
      Il mondo in cui i nostri figli vivono è ricco di pericoli, dalle banalità casalinghe (in cui si rischia anche la pelle) alle cose più pericolose esterne a casa; andare ad aumentare il pericolo, mettendo in circolazione armi facili da reperire e da tenere in casa, mi sembra folle.
      Sai, anche un coltello è pericoloso, ma il coltello ti serve per tagliare e cucinare, quella è la sua funzione. Un arma serve per emettere ad altissima veloocità un proiettile che penetra in un qualche materiale: io non vedo nessuna utilità in casa.
      A livello di hobby, sport, direi che uno puo` andare al poligono, affittare l’arma che vuole, usarla li e poi lasciarla. Non sarebbe più sicuro?

  4. si enrica le armi in casa non piacciono nemmeno a me, anche avendo la possibilità  di averle non le terrei mai in un ambiente domestico!!

  5. E si spara ancora, questa volta in un liceo in california, vicino Fresno, a 4 ore d’auto da dove abito io. Nessun morto ma uno studente è stato ferito ed è grave. A sparare un altro studente. Le motivazioni non si conoscono.
    Continuo a sostenere che le armi in casa non ci devono stare.
    http://usnews.nbcnews.com/_news/2013/01/10/16449709-student-shoots-two-at-california-high-school-sheriff-says?lite

  6. Ingegner Brambilla

    Dico solo una cosa… il pulpito da cui viene la predica è una persona che in Australia, non sapendo bene l’idioma combino` cio` che segue…
    Un postino suona ma lei non capisce chi sia o cosa voglia allora, invece di mandarlo via, va in cucina, prende il coltellaccio grosso e poi apre la porta al povero postino tenendo il coltello dietro la schiena…
    Io ho mangiato ragù per un mese e non ho ricevuto la posta per un mese… strane coincidenze… ma quello che volevo dire è che tante di queste cose sono legate alle capacità comunicative. E questa è la morale per me 😉

    • Deficiente! Ci sono svariate inesattezze storiche: prima di tutto era il ragazzo che controllava gli allarmi anti incendio a casa, secondo il ragù non l
      ho fatto subito ma giorni dopo, mi dici dove avrei “stoccato” la carne?
      E poi… si tratta di arma bianca. 😛

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