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Thanksgiving Day: è giunto il momento di ringraziare

Il giorno del Ringraziamento (il quarto giovedì del mese di Novembre) è una delle feste più importanti per gli Americani. Un giorno in cui ci si riunisce con la propria famiglia e gli amici più cari; in cui si invitano persone, lontane dalle loro case, a sedersi attorno allo stesso tavolo per consumare la cena tradizionale.

Molti obiettano che oramai, come ogni festa comandata, si tratti solo di un grosso evento commerciale e in parte è proprio così.

Ogni supermercato offre pacchetti “Thanksgiving Dinner“ completi di tacchino e piatti di contorno, quasi tutto precotto, per cui si necessita solo una riscaldata.
Immagino la faccia di un italiano al sentire la parola “pacchetto cibo-precotto”…squallore! In realtà , se si sceglie nei posti migliori, si possono comprare intere cene luculliane a prezzi ragionevolissimi e godersi la festa senza impazzire a cucinare per un battaglione di invitati, che è poi quello che abbiamo fatto noi.

Ma andiamo con ordine.

Noi Brambilla, lontani dalla famiglia e poco pratici delle tradizioni, siamo stati accolti in seno a due famiglie del vicinato, con cui abbiamo stretto una profonda amicizia.

Più di una volta ho sottolineato cosa significhi vivere da immigrato in un paese straniero, lontani dai propri cari e immersi in tradizioni non completamente conosciute: gli amici, quelli veri che ti scegli accuratamente, sono la cosa più vicina alla famiglia. Diventano la tua famiglia.

Il nostro Thanksgiving in realtà  era fatto da molti “Padri Pellegrini”, sbarcati su suolo Americano e provenienti da altre nazioni e un solo “Nativo”. Ecco come era composto il nostro gruppo internazionalmente eterogeneo:

Noi Brambilla Italiani d.o.c., con background cattolico, provenienti dall’Australia.

I Journo: lei Canadese con genitori Sud Africani, lui Israeliano, nato in Francia e vissuto a Londra, entrambe ebrei atei.

I Willson: lei turca musulmana atea, da 15 anni in USA e lui…americano puro, protestante.

6 adulti, 6 bambini…una festa completa!

Abbiamo optato per un “Pacchetto Thanksgiving-Dinner” perché ci siamo detti “Ehi! Ma chi ce lo fa fare di passare un giorno intero se non di più a cucinare quando possiamo goderci la mattinata di tiepido sole al parco giochi tutti insieme?”.

Con una spesa di 120 dollari (poco più di 90 euro) abbiamo portato a casa: un tacchino da più di 10 chili, comprensivo di ripieno, purè di patate dolci e patate normali, marmellata di mirtilli rossi (cramberry), verdure al forno, panini appena sfornati, muffin salati, torta di zucca e di frutta secca.
Sono alcuni dei piatti di quella che viene considerata come la cena tradizionale, anche se la vera cena dei padri pellegrini e dell’amica tribù dei Wampanoag contemplava anche altro, come pesce e aragosta, granchio e mais.


Ad ogni modo ho imparato che i cibi tradizionali sono quelli nativi degli USA ma che sempre più spesso si sente di gente che organizza Cene del Ringraziamento con menù totalmente a-tradizionali, tipo pizza o piatti messicani; che anche i Canadesi festeggiano Thanksgiving ma lo celebrano il primo lunedì di Ottobre; che le date di celebrazione sia in Canada che in USA sono variate nel corso dei secoli, prima di arrivare a quelle attuali; che dopo la cena gli uomini (di solito solo loro) si strvaccano in salotto a guardare le partite di football americano, mentre le donne rassettano la cucina e spettegolano tra loro.

Gli americani ringraziano prima di iniziare a mangiare e in molti casi lo fanno sotto forma di preghiera. Anche noi abbiamo ringraziato quella sera: per la cena ottima preparata dagli impiegati del supermercato; per la nostra amicizia e per quella che lega i nostri figli; per le nostre famiglie lontane che godono di buona salute; per aver avuto bimbi sani che hanno deciso quella sera di giocare serenamente senza accapigliarsi (almeno non troppo); per le opportunità  che la vita ha dato ad ognuno di noi; per la gioia di aver viaggiato e vissuto in molti luoghi nel mondo e aver potuto toccare con mano tradizioni, culture e mentalità  diverse; abbiamo reso grazie per la possibilità  che abbiamo ricevuto di poter condividere le nostre esperienze e le nostre vite, le nostre idee e convinzioni, i nostri credi e le nostre speranze…tutti attorno allo stesso tavolo.

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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