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Quando la figlia si ammala. Giorno di ordinaria follia.

Appena 4 giorni dall’inizio della scuola e la gnoma – con la complicità  del suo sistema immunitario ancora con lo spirito vacanziero e il tempo che ha perso del tutto la bussola regalando, fuori luogo, giornate invernali che nemmeno nei fiordi norvegesi ““ che fa? Si sveglia ieri mattina con un’annunciazione: “mammi, sto male.”

Per una madre che deve affrontare una lunga settimana lavorativa avere il figlio che sta male è l’apocalisse. Non esagero. Si sente proprio la sensazione della fine del (proprio) mondo. Manca il terreno sotto i piedi e si suda freddo.

I meccanismi della sofisticatissima macchina “organizzativo-gestionale” della mamma s’inceppano provocando danni  inauditi.

Se la mamma poi è una libera professionista come me, che non si può permettere di fermarsi nemmeno quando colpita da un attacco fulmineo di peste bubbonica,  allora siamo al delirio registrato ai massimi livelli.

Dunque dicevo, la gnoma ha dichiarato a mezzo stampa di stare male.

37.2 di febbre.

Che aumenterà  almeno di altri due gradi nel corso del pomeriggio scatenando:

-l’ansia generale dei nonni

-l’accusa sempre dei nonni per non averla coperta a sufficienza per cui oltre a essere dispiaciuta perché tua figlia sta male (pur ritenendola una prassi comune visto che è ancora piccola) ti senti pure “nnammerda” per non essere stata abbastanza attenta a come l’hai vestita.

La giornata, perciò, inizia con i seguenti step:

–          telefonata in ufficio per avvertire che almeno per due giorni (si spera non oltre) non sarò presente;

– due righe in chat su facebook alla mamma della bimba compagna di banco di gnometta con preghiera di tenermi al corrente dei compiti che mia figlia dovrà  fare a casa per recuperare le lezioni perse (insomma si comincia bene, yuhu);

–          telefonata al pediatra che, se va bene, riesco a parlare con la sua segretaria dopo almeno 10 minuti abbondanti di “resti in attesa, le linee dell’ambulatorio sono momentaneamente occupate”, con sottofondo la cavalcata delle Valchirie”;

–          recitazione di preghiere varie, con abluzioni e offerte agli dèi per augurarsi che il pediatra abbia un buco in giornata e visiti la gnoma;

Ok, ho fortuna.

Il dottore vuole vedere la malatina entro un quarto d’ora dalla mia telefonata per cui a tempo di record devo lavarmi, vestirmi, conciarmi per non traumatizzare qualche minorenne nella sala d’attesa dello studio pediatrico, sistemare la gnoma che quando sta male non è affatto collaborativa e mostra tutto il suo animo di donna prezzolata.

 

Diagnosi: gola arrossata, tampone faringeo impellente.

E via che si parte alla volta del centro clinico per  fissare l’appuntamento per il tampone con relative imprecazioni feroci per la fila che mi si presenta davanti e che mi tocca fare con la gnoma che mostra una pelle del suo sederino così tirata che, oh, roba da fare invidia ai professionisti del lifting.

Torno a casa, con gli emboli ballerini, all’ora di pranzo.

Cerco di ottimizzare il mio tempo casalingo-lavorativo:

–          Un bucato da infilare in lavatrice che poco ci manca prenda vita da quanto se ne sta stazionato nella cesta della biancheria sporca;

–          “‘zzofacciodamangiareperpranzo” che la gnoma già  tende a nutrirsi di aria e acqua figuriamoci quando sta male. Che le propino, passata di plancton?!

–          Cerco di combinare qualcosa con il lavoro. Apro il portatile e forse c’è un contatto tra lui e il telefono che inizia a squillare nevrotico.

–          “Hai bisogno di qualcosa?” E’ mia madre.

–          “Come sta La Camilla?”E’ mia suocera.

–          “Salve, la contattiamo per una offerta imperdibile sull’abbonamento intern””clic.                Che qualcuno possa arrostire a fuoco lento gli operatori telefonici.

–          “Pensaci bene se hai bisogno di qualcosa che sono al supermercato” ancora mia madre.

–          “Ho fatto il ragù, il brodino di carne, le uova strapazzate, il coniglio in porchetta, i   fagiani glassati , un paio di ciambelloni. Te li porto?!” ancora mia suocera.

 

La gnoma fa da splendida cornice chiamandomi ogni 4/5 secondi:

“mamma ho sete”, “mamma voglio vedere i cartoni”, “mamma ma tu e papi è vero che fate le zozzerie?” (non fatemi e non fatevi domande, abbiate pietà ), “mammmaaa ho fatto la cacca!” “mamma voglio il succo di fruttaaaa””

E io che brancolo per casa nei panni di una infermiera sull’orlo di una crisi di nervi perché inseguire la gnoma  con la fialetta per i navaggi nasali, i fazzoletti di carta perché si deve soffiare il naso, e inventarmi le storie di fantasia più assurde pur di ottenere un po’ di attenzione da lei non è affatto divertente né distensivo.

Adesso che ci penso bene a mia madre avrei dovuto dire che sì,  ho proprio bisogno di qualcosa: un biglietto di sola andata per una persona ai Caraibi.

Grazie!!

 

 

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

10 commenti

  1. Ecco: come convincere una donna già  assillata da milioni di dubbi a non fare mai un figlio.
    Mi hai dissuasa.
    E comunque sono ancora scioccata dal fatto che si scriva via FB alla mamma della compagna di banco per i compiti…mi sento un po’ vecchia…

  2. è vero! è tutto maledettamente vero quello è scritto in questo post. leggendo quasi mi veniva da piangere a ripensare agli inverni passati tappati in casa perchè a turno si ammalano tutti i bambini, e se solo penso che tra poco ci risiamo…..vorrei anche io un biglietto per i caraibi.
    solo per incoraggiamento alla mia omonima volevo dire che ci sono i giorni di malattia, ma ci sono anche i giorni dove ti ruzzoli con i tuoi figli sul letto e ti fai un sacco di risate.
    buona giornata a tutti.
    Eli

  3. cara Deborah non sai quanto mi identifico in queste cose che hai scritto, tutto uguale solo moltiplicato per 2….a questo punto un urlo liberatorio mi ci vuole…ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
    NON AGGIUNGO ALTRO!!!! O_O

    a presto e buona fortuna!!!! ;-D

  4. ah ah ah… la socera che ha fatto “il ragù, il brodino di carne, le uova strapazzate, il coniglio in porchetta, i fagiani glassati , un paio di ciambelloni”… fantastica! 🙂
    mi ci ritrovo eccomeeee….
    un bacio alla gnoma!
    T

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