Home » Notizie e Lavoro » Notizie » Partorire una figlia a 10 anni: il caso della bambina colombiana

Partorire una figlia a 10 anni: il caso della bambina colombiana

Una bambina di 10 anni, appartenente alla tribù Wayuu, originaria della penisola La Guajira, nella zona a nord tra Colombia e Venezuela, ha partorito la sua prima figlia la settimana scorsa.

Il direttore dell’ospedale, il dottor Efraà­n Pacheco Casadiego, dove il parto è avvenuto, annuncia che “la neonata è nata dopo taglio cesareo ed è in buone condizioni“.

Casi come questo, di madri bambine, non sono rari nella tribù di Wayuu, spiega il dottore che non nascondendo il disappunto, conclude: “A quest’età , una bambina dovrebbe passare il tempo a giocare con le bambole, non ha prendersi cura del proprio figlio!”.

La tribù dei Wayuu è stata riconosciuta indipendente dal Governo Colombiano e quindi libera di mantenere le proprie tradizioni e la propria giurisdizione.

Alejandro Samplayo, direttore del “Instituto Colombiano Bienestar Familiar”, associazione che ha a cuore il benessere famigliare, principalmente quello infantile, commenta che l’indipendenza di questa tribù non permette al governo Colombiano, e tanto meno ad altri enti e associazioni, di interferire.
Del padre della neonata non si sa nulla e nessun commento è giunto da parte dei rappresentanti della tribù Wayuu.

Voi cosa ne pensate? Bisogna rispettare le tradizioni di una tribù a cui è stata  garantita autonomia politica o si deve considerare questo un gesto di violenza sui minori?

 

Fonte: http://www.huffingtonpost.com/2012/04/04/11-year-old-colombian-pregnancy_n_1400812.html?ir=Impact&ref=topbar

Potresti essere interessato anche ai seguenti articoli

(sponsored)
Caricamento

About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

6 commenti

  1. se hanno dato l’indipendenza a questa tribù significa che hanno acettato anche questa tradizione di far partorire le bambine a 10 anni. il che significa che con molta probabilità  di infanzia ne hanno fatta veramente poca, e quasi sicuramente le hanno messe a lavorare da che stavano in piedi. se ci indignamo per il parto, allora ci dobbiamo indignare anche per questo.

    • Si hai ragione, è questa idea di bambino che non è un bambino come noi lo intendiamo in Occidente, che mi turba.
      Barbara

      • Tu dici che ti turba il differente modo di vedere i bambini cioè come lo intendiamo noi occidentali.
        A me viene in mente una domanda, ma qual’è il modo giusto di trattare un bambino? Per ognuno di noi il “nostro modo” è sempre quello più giusto.
        Gli spartani uccidevano appena nati i bambini che avevano dei deficit; in Cina se nasce una femmina è una disgrazia, ancora oggi le uccidono appena nate; ad Homs, l’esercito di Assad ha usato dei bambini come scudi umani, a Sarajevo ai tempi della guerra quanti pulman di bambini sono spariti, le loro mamme credevano di metterli in salvo ma qualcuno non si è più trovato; quanti bambini sono stati drogati per fare i soldati in centro africa in guerre assurde; quanti bambini della striscia di Gaza devono vivere in città  recintate come in un lager; in molti paesi mediorientali i bambini in famiglia non sono contati perchè si contano da una certa età  in poi visto che i bambini sono più soggetti a malattie e quindi a morte, una sorta di “chi è più resistente vince quindi campa” quindi se è maschio è una risorsa per la famiglia se è femmina la facciamo sposare e la “vendiamo”.
        Ai nostri occhi trattare cosi i bambini è immondo (ed infatti lo è) però non per questo non esiste. A volte è una prassi perchè la cultura è quella, la tradizione è quella, a volte è una “necessità ” imposta dalla povertà  (mentale e materiale) o dalla guerra.
        Veniamo la nostro “avanzato” occidente.
        Quanto è giusto mettere al centro dell’attenzione della vita di genitori e nonni, un bambino che poi magari da grande è proprio un emerito deficente perchè è stato viziato tutta la vita?
        Quanto è giusto dire a dei genitori “fate figli” e poi non dare neanche un minimo di aiuto sociale (asili nido disponibili solo per fare un esempio)?
        Quanto è giusto da parte di uno stato sovrano spendere milioni di euro per comprare aeri militari nuovi (in tempo di pace!!!!) e tagliare le sovvenzioni alla scuola, tagliare il corpo insegnante perchè bisogna risparmiare.
        Poi io non mi indigno, mi incazzo proprio quando sento che delle maestre non vogliono fare il presepio a scuola perchè altrimenti dei bambini mussulmani si possono offendere: questo è trattare male sia i bambini cristiani sia quelli mussulmani, perchè non li rispetti togliendo loro qualcosa ma aggiungendo (una tradizione come in questo caso) li aricchisci.
        Un’ultimo esempio, ti ricordi a marzo che in Belgio un pazzo nazista ha ucciso tre bambini ebrei con il loro insegnante; dappertutto è stata definita una “strage”, seguita da manifestazioni, marce, minuti di silenzio nelle scuole (alla scuola dei miei figli l’hanno fatto). Negli stessi giorni ad Homs l’esercito siriano faceva un’altra “strage” di bambini con le loro mamme, ma nessuno si è fermato un minuto. Vedi, la differenza di trattamento pur essendo in entrambi i casi una tragedia, mi fa incazzare e tanto, perchè erano tutti bambini.
        Noi siamo nati e abbiamo fatto nascere i nostri figli in una parte relativamente fortunata del mondo, ci è andata bene. Tutto sommato riusciamo a dargli un’istruzione, da mangiare, non dico che non abbiamo le nostre difficoltà  però un giudizio ce lo possiamo permettere, abbiamo noi stessi un’istruzione una elasticità  mentale che ci permette di vedere cosa accade nel mondo e giudicarlo e filtrarlo prima che vada a contatto con i nostri figli.
        Non ho conclusioni o dettami da dire, dico solo che il concetto “bambino” è diverso in base a chi sei, da dove vieni, dove vivi. Nel nostro caso, se ci riteniamo una parte del mondo “avanzata” dovremmo rispettare di più l’essere umano sia bambino sia adulto, ma rispettarlo nella fisicità  e nella sua mentalità /spiritualità , se impariamo questo tutto il resto viene naturale.
        Grazie dello spazio
        un abbraccio
        Eli

        • Cara Elisa,

          il tuo commento non è brutale e non può essere offensivo per nessuno.
          Dice cose che sono chiare a chi vive nel cosiddetto mondo occidentale e che organizzazioni come l’Unicef e Save the Children cercano di diffondere,
          perchè a volte vengono dimenticate.
          Grazie di averlo condiviso con noi.
          Non posso che condividere quel che dici,
          e non è una offesa dire che nei paesi dove i diritti umani sono tutelati siamo nella civiltà ,
          mentre altrove, dove la violenza è tollerata pure.
          Non è così.
          La civiltà  è solo là  dove l’essere umano e il bambino sono liberi.
          Liberi di scegliere.
          Scegliere per il proprio bene.
          La bambina dell’articolo non ha potuto scegliere e chi ha scelto per lei,
          non l’ha fatto per il suo bene.
          Non è brutale e offensivo, affermarlo.
          Grazie di quello che hai scritto, hai rinnovato in me il desiderio di pubblicare ancora articoli sulla violenza sui minori,
          e di parlare un po’ di più di Unicef e Save the Children che periodicamente fanno campagne di sensibilizzazione sui fatti che hai elencato.
          Da settembre torneremo a parlare di questi argomenti: delle campagne contro la violenza sui bambini, in tutte le forme.
          Grazie per avermi ricordato di farlo!
          Un abbraccio,
          Barbara

  2. Premettendo che NON concordo con questa loro tradizione, mi viene però da pensare che tutti i membri crescono con questa idea e quindi per loro potrebbe essere naturale partorire così presto non pensando nemmeno al fatto che per noi “civilizzati” si tratti di violenza su minore.
    Magari la mamma di questa bambina aveva la stessa età .
    Spero che quando è stato scelto di lasciarli politicamente autonomi, sia stato preso in considerazione il fatto che sia una tribù pacifica (sempre se lo è).
    Magari non tolleriamo certe loro usanze, ma chi siamo noi per decidere per loro?
    Magari è un popolo basato sull’amore, il rispetto della famiglia, della donna, che odia la guerra e il conflitto prediligendo la diplomazia, magari con qualche sfumatura “estrosa”

  3. Penso che bisognerebbe conoscere la tribù nel loro contesto sociale prima di porre un giudizio su un fatto del genere. Concordo con il fatto che è una cosa inaudita ed innaturale dato che la bambina non ha raggiunto la maturità  sessuale, e magari hanno corso pericoli di salute sia lei che il nascituro. Se come dice l’ articolo per questa tribù è una prassi consolidata , per loro potrebbe essere quasi la normalità  avere figli in così tenera età , spero che la bambina mamma abbia almeno il supporto della sua famiglia altrimenti il piccolo potrebbe avere davvero una vita breve.
    Rimango comunque sempre perplesso e amreggiato quando sento fatti del genere che riguardano bambini trascinati nella sfera sessuale così presto!!! Da quando poi ho la mia piccina tra le braccia ancora di più!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.