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Come farsi ascoltare dai figli? Parlando di preistoria. Forse.

Con la gnoma sono alla fase di passaggio asilo/elementari, dal mondo  di ciucci, biberon e ciotole per pappe, alla primordiale dimensione iper pre-adolescenziale del “so’ pur sempre piccola ma oh, a settembre vado a scuola, imparo a leggere e scrivere e mi atteggio a donna vissuta visto che ho l’intera collezione dei Little Pony e la borsetta a tracolla di Hello Kitty“, e mi trovo, quindi, a fare i conti con le strategie da adottare per ricevere da lei un minimo di considerazione ogni volta che cerco di farle capire che certe cose non si fanno o che certe cose  non si dicono.

E a voglia a seguire, tipo soldato semplice, le regolette delle mille tate televisive che ti consigliano su come muoverti tra i labirinti fittissimi della psiche di questi esseri venuti da un altro pianeta che si collegano con te ogni volta che ne hanno voglia.

Comunque, l’altro giorno la gnoma ne ha combinata una delle sue.

A parte specificare cosa (cioè scarabocchiare tre quarti della parete della sua camera con colori IN-DE-LE-BI-LI che, vabbè, tanto è un po’ che pensiamo di dare una rinfrescata alle pareti di casa) io ci ho messo tutto il mio impegno  per farle capire che NON si colora sui muri ma su quei fogli bianchi che per produrli pena lo stermino di alberi e lo squilibrio dell’ambiente.

L’ho guardata negli occhi come consigliano anche i pedagogi del pianeta Klingon;

Mi sono sforzata di usare un tono di voce fermo e calmo (o forse no? Bè, magari ero di un tono sopra”);

Non ho prestato forse troppa attenzione al dogma che richiede di parlare lentamente pronunciando almeno più di tre parole al secondo perché troppo afflitta dal tempo che corre;

Né inserito piccole e frequenti pause – almeno quattro o cinque al minuto – che suonino come naturali esitazioni e che soprattutto attirino l’attenzione (labilissima) di mia figlia;

 

Il risultato? Il seguente:

«allora, hai capito che ti ha detto la mamma?»

«posso farti una domanda?»

«certo amore dimmi”»

«qual è il tuo dinosauro preferito?!»

 

Bè, direi che il mio approccio non ha dato i risultati sperati.

Magari se le avessi parlato del Mesozoico forse per una strana e assurda legge dei contrari avrei ottenuto ciò che volevo.

 

E comunque il mio dinosauro preferito è il diplodoco.

 

Mansueto, vegano ma possente a sufficienza per decidere di sbattere il suo codone gigante e ricevere un minimo di attenzione dai suoi simili”

 

 

 

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

7 commenti

  1. Questa mattina ho avuto una folgorazione (la solita eh!). Le mie figlie hanno fatto murales in cucina, soggiorno, corridoio e camere tre volte questo inverno. Fortunatamente due volte solo a matita (non ti dico che divertimento cancellare!).
    Questa mattina al mare leggevo “La casa degli spiriti” nella parte in cui la nonna Clara consigliava di lasciare un’intera parete della casa alla nipote Alba perchè potesse disegnare e dipingere liberamente. La bambina ha preso una scaletta, si è arrampicata e ha cominciato a disegnare un trenino.
    Mi sono detta che sarebbe bellissimo per i bambini: poi ho pensato alla faccia del padre dei miei figli di fronte a “tanta” arte e mi sono data della deficiente da sola :D!
    Meglio parlare di diplodochi, no ;D!?

  2. Mi sono persa a:
    “so’ pur sempre piccola ma oh, a settembre vado a scuola, imparo a leggere e scrivere e mi atteggio a donna vissuta visto che ho l’intera collezione dei Little Pony e la borsetta a tracolla di Hello Kitty”
    La mia ha 4 anni ed è già  così …. per non parlare di smalti, frontini, elastici, occhiali -.-
    Helpppp

    • e questo cara Paola non è ancora nulla O_o povere noi non oso immagianre quando varcheremo le soglie dell’adolescenza. Io ho già  un trolley d’emergenza pronto per fuggire ai caraibi 😉

      • in effetti non oso immaginare!
        ogni tanto quando mi rapporto con lei, penso a cosa mi dava fastidio dei miei genitori e provo a comportarmi a come avrei voluto che si comportassero con me …
        che dici?

        • mah, io credo che sì l’educazione che abbiamo ricevuto dai nostri genitori sia un punto di partetnza ma poi ogni individuo è diverso e noi mamme dobbiamo trovare la giusta empatia con i nostri figli 🙂

  3. ahahahah…anche mio figlio dopo le ramanzine che gli faccio mi fa domande che non c’entrano niente col tutto 🙂

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