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Guest Post di Stefania D’Elia: Che cos’è per noi la famiglia?

Il Guest Post di oggi è di Stefania D’Elia, mamma orgogliosa di due meravigliosi e tremendi bambini: Gaia, 5 anni, e Samuel, 2 anni e mezzo. Con il loro arrivo la sua vita si è letteralmente capovolta. Ha cambiato lavoro prima, si è ritrovata a casa disoccupata poi.

Da lì sono iniziate una serie di vicissitudini che l’ hanno portata a scrivere un blog che è poi apparso su Trento Blog all’indirizzo: Trentoblog.it/stefaniadelia.

Mentre l’indirizzo del suo blog è: http://www.alicenelmondodellamoda.it/i-consigli-di-rosa/angolo-baby/


Perchè scrive? Perchè ci sono un sacco di cose che pensa valga la pena dire, e qualcuno le deve pur dire…

 

Cara Stefania, a te la parola!

L’articolo 16 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma che:

«uomini e donne in età  adatta hanno diritto di sposarsi e formare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, sesso, cittadinanza o religione. Uomini e donne hanno uguali diritti riguardo il matrimonio e il suo scioglimento e la famiglia, come nucleo naturale e fondamentale della società  ha diritto ad essere protetta dalla società  e dallo stato.»

In base a questo articolo che cos’è allora una famiglia? E qual è la sua funzione primaria?

Me lo sono domandata e ho chiesto a Wikipedia. Fonte primaria di tutto il mio sapere. La risposta è che una famiglia «è un gruppo di persone che vivono insieme» e che «la sua funzione primaria è quella di riprodurre la società ».

Ma come?

Nessuno specifica che la famiglia deve essere formata da un uomo e da una donna e, successivamente, da dei figli?

La famiglia può quindi essere omosessuale?

Secondo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sì.

Siamo programmati a pensare alla famiglia come a un idilliaco luogo preconfezionato dove padre e madre vivono in totale armonia e sintonia nella cura e nella gestione della prole: la ormai rifritta famiglia del Mulino Bianco, insomma.

Ma questo stereotipo di famiglia è reale? No.

Ma il problema, dunque, dov’è?

Avere due genitori dello stesso sesso è davvero destabilizzante per i bambini che vivendo in questa situazione di “ambiguità “ crescono con dei valori sballati, oppure, il problema è tutto racchiuso nella morale della società  in cui si vive?

Ho due bambini e posso affermare con una certa sicurezza che si abituano a tutto.

Per i bambini la “normalità “ non esiste.

Il bene e il male sono entità  del tutto astratte.

Il bene sta dove sono felici, il male dove non lo sono.

Da tanto coltivavo l’idea di fare questa intervista, ma trovare qualcuno disposto a condividere la sua esperienza sulla maternità  surrogata è stato tutt’altro che facile.

E come dar loro torto?

I pregiudizi della mentalità  italiana, troppo bigotta per rendersi conto che il mondo sta cambiando, che noi stiamo cambiando, sono duri a morire.

Ringrazio quindi Andrea e Luca (nomi di fantasia, ricordate? I pregiudizi….) per questa chiacchierata.

Con parole semplici, mi hanno raccontato il loro quotidiano. I problemi che affrontano ogni giorno sono gli stessi che si affrontano a casa nostra. Questo non ha fatto altro che rafforzare una certezza che già  era presente dentro di me. Non c’è differenza: siamo tutti genitori, punto.

Ecco la loro storia:

«Stiamo insieme da 18 anni e in questi anni abbiamo discusso sulla possibilità  di avere dei figli esplorando per un po’ la possibilità  di adottare un bambino ma senza successo.

Verso la fine del 2008 siamo venuti per caso a conoscenza della “maternità  surrogata“, cioè della possibilità  legale di fecondare degli ovuli di una donatrice con il seme di uno di noi due e di trovare una donna che portasse a termine per noi la gravidanza degli embrioni così creati. Ciò naturalmente non in Italia ma in Canada e Stati Uniti dove esiste una legge sulla maternità  surrogata.

Abbiamo fatto delle ricerche e scelto un’agenzia specializzata in Canada per gestire tutto il percorso sia quello di selezione della donatrice di ovulo, che quello della portatrice, e infine tutte le pratiche legali. La portatrice oggi non fa parte della nostra vita, ogni tanto ci sentiamo e un giorno faremo un viaggio in Canada con i nostri figli, ma non direi che è una figura presente nelle nostre vite. Quanto alla donatrice di ovulo, noi non abbiamo voluto conoscerla e pur sapendo chi è non abbiamo contatti.

Le reazioni sono state le più varie ma direi che in generale i più scettici sono stati i nostri amici gay, mentre i più entusiasti i nostri amici etero con prole. I genitori e i parenti hanno reagito con stupore, ma ciascuno con i suoi tempi ha capito che per noi era importante la scelta di diventare genitori e che al centro di tutto c’è il bene dei nostri bimbi.

Il processo dopo la creazione degli embrioni e il loro collocamento nella portatrice è stato semplice. Al nono mese della gestazione siamo ritornati in Canada e abbiamo preso parte agli ultimi giorni di gravidanza per poi essere in sala parto e conoscere subito i nostri bambini. L’esperienza del parto è stata meravigliosa, Anna è uscita per prima e Luca ha tagliato il cordone mentre io ho tagliato quello di Francesco (che è uscito podalico); un parto naturale senza cesareo, veloce ma intenso. Subito i piccoli ci sono stati affidati, sono rimasti in ospedale neanche 48 ore e poi tutti a casa.

Da quel momento la nostra vita è cambiata per sempre!

Gestire due bambini piccoli non so come descriverlo, non è stato semplice ma abbiamo detto che se ce la fanno tutte le mamme ce la potevamo fare anche noi. Quando Luca è tornato in Italia prima di me, per motivi di lavoro, abbiamo trovato un nanny che mi ha aiutasse.

In Canada abbiamo fatto un’esperienza umana incredibile incrociando molte persone meravigliose che ci sono state vicine e ci hanno aiutato sinceramene e amorevolmente in modo incondizionato. Al rientro io sono stato a casa col piccolo (avevo la “maternità “ obbligatoria) e abbiamo preso una tata per darci una mano.

Un po’ alla volta le giornate hanno preso a fluire come per tutte le famiglie. I primi mesi sono stati i più duri anche perché abbiamo avuto una brutta esperienza con la prima tata ma dopo un paio di mesi ne abbiamo trovato una nuova e molto brava che è ancora con noi. Io ho abbandonato il mio vecchio lavoro e cercato faticosamente di trovare un lavoro che mi permetta più flessibilità  nella gestione del mio tempo.

Oggi a distanza di due anni siamo felicissimi e i bimbi sono una meraviglia, ci danno molto di più di quanto ci tolgono!

La nostra esperienza con il mondo esterno non è stata negativa. Credo che la gente abbia molta paura e sia carica di tanti pregiudizi ma poi quando si trova a diretto contatto con questo nuovo fenomeno sociale reagisce bene.

Il più grande ostacolo è l’assenza di strumenti legali che riconoscano la nostra famiglia e la tutelino come tutte le altre. Purtroppo per la legge italiana io sono un ragazzo padre e Luca non è nessuno. Ogni tanto ci guardiamo i certificati di nascita canadesi dove siamo entrambi riconosciuti ufficialmente come papà  mentre qui in Italia siamo ancora in cerca di questa identità  che ci spetta di diritto”»

L’altro giorno, mia figlia di 5 anni stava giocando con le sue due Barbie. C’era una bambolina più piccola tra loro e le Barbie grandi le parlavano con voce sussurrata.

A un certo punto mi guarda e con tutto il candore possibile mi dice: «Queste sono due mamme. Si sono sposate perché si vogliono bene.» Le sue parole mi hanno commossa facendomi sentire  orgogliosa di lei che nei suoi pochi anni di vita è stata capace di affermare una cosa che io nemmeno ci sarei riuscita in mille anni.

L’amore, perciò, è la chiave di tutto.

L’ho imparato da una bambina.

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

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