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Il mestiere di Mamma e le sue difficoltà

La mia giornata comincia quasi sempre quando meno lo voglio, ossia troppo presto, svegliata dai bambini che ridefiniscono il “Dolce Risveglio” con urla raccapriccianti.

Le richieste a colazione sono pressanti e guai a sbagliare l’ordine datomi dagli avventori dalla bassa statura, ma dallo stomaco di considerevoli dimensioni.

Poi la corsa a vestirsi per andare all’asilo; le proteste perché la maglietta di Batman non è cool; i ritardi perenni; il perdere tempo a cercare l’ultimo pezzo del lego da mettere sull’astronave; il dimenticare le cose e il tornare indietro a prenderle.

Qualche volta tento di vestirmi in maniera decorosa la mattina, arrivando persino ad osare di truccarmi con un velo di make up, ma l’impresa è a dir poco improba: il mostriciattolo numero uno accende e spegne la luce del bagno creando un ipnotico effetto strobo. Con una mano applico il mascara ad intermittenza e con l’altra blocco il mostriciattolo numero due che illegalmente cerca di trafugare ombretti e fondotinta per poi buttarli nel gabinetto.

Solitamente il risultato finale dei miei sforzi si traduce con un grottesco effetto: mi guardo allo specchio e l’unica cosa che vedo è un Oompa Loompa (sai, i piccoli aiutanti multicolor di Willy Wonka) con le occhiaie e i capelli per aria.

E la giornata continua con mocci da pulire, pannolini da decontaminare, giochi da fare, lavatrici, urla, sgridate, pianti e abbracci. Pappe rifiutate e lanciate sulle pareti o spalmate nei capelli. Meglio ancora versate sulla maglietta pulita di mamma. Spedizione al parco giochi o in piscina, con amici fantastici, con le cui mamme, la sottoscritta, vorrebbe tanto interagire…se solo riuscisse a concludere la frase per dare un senso al discorso cominciato. Ma Davide si vuole lanciare dalla piattaforma dei giochi e Matteo sta prendendo a bastonate il compagno che un attimo prima spergiurava di amare alla follia.

Tanta energia da dissipare e cose da raccontare. Informazioni da assimilare e storie da condividere: un milione di perché a cui la mamma risponde il più delle volte riuscendo ad essere convincente, anche se non ha la più pallida idea di cosa sia un TrasSuperduper PoopyHeady spara Torpedos“.

Tra tutto questo, la casa da mantenere in condizioni decenti; un giro alle poste e perché no, in banca per aumentare le possibilità  di farsi venire un ictus: un orecchio e un occhio all’impiegato che mi parla e l’altro orecchio, con occhio annesso, che non perdono di vista quel piccolo selvaggio di Davideche si arrampica, tocca, strappa, scappa, rompe…”Come dice? Che contratto scelgo per riuscire ad ottenere un interesse maggiorato a fine mese? No, guardi…non so nemmeno come farò ad arrivare a fine giornata…faccia lei che è più bravo di me, altrimenti invece di fare la mamma, aprivo una banca”.

E la spesa? La lista della spesa è lunga…e ovviamente è anche rimasta sul tavolo di casa, quindi si fa tutto a memoria, per poi scoprire che uno scolapasta ha più tenuta della mia memoria.

Ricordo una volta che alla cassa, mentre disponevo la spesa davanti alla cassiera, Davidino ha afferrato una bottiglia di champagne in esposizione e, indovina un po’? L’ha fatta cadere al suolo, sfracellandola in mille pezzi. Con le lacrime agli occhi e traboccante di vergognosa disperazione, ho implorato la cassiera di farmi pagare il danno. Sarà  stata commiserazione, comprensione o la necessità  di levarsi di torno una madre sull’orlo di una crisi di nervi, fatto sta che non mi ha fatto pagare nulla. Bontà  sua.

E poi la cena, a cui si aggiunge la bocca dell’ingegner Brambilla…che grazie al cielo ha il buon senso di non commentare se si mangia sempre la stessa cosa o se la pasta è scotta, la carne non cotta abbastanza, e se c’è un raccapricciante vegetale che risponde al nome di Broccolo che lo guarda dal piatto che ha di fronte.

Ho persino insegnato al mio intestino a sincronizzare i suoi movimenti peristaltici con le nanne di Davidino e l’asilo di Matteo: il che significa che la finestra di tempo in cui posso sedermi sul gabinetto, va dalle 12.30 alle 2.00 del pomeriggio, dal mercoledì al venerdì. Altrimenti mi devo rassegnare e farla con Matteo che mi chiede di montargli l’elicottero di lego e Davide seduto sulle gambe, probabilmente convinto che la mamma necessiti costante compagnia in un momento tanto delicato.

E finalmente, dopo bagni, docce e storie della buona notte, i mostriciattoli sono a letto. Una giornata si è conclusa e la sottoscritta ha di solito l’energia sufficiente per strisciare a letto: troppo stanca per dormire e con la pelle d’oca al pensiero che a poche ore di distanza tutto ricomincerà  da capo.

Non è sempre così, intendiamoci…alle volte è meglio, altre è peggio. Sono una mamma che non lavora. Sono a casa con i miei bambini e con loro passo quasi incessantemente tutto il mio tempo. Sono fortunata perché non devo delegare ad altri il meraviglioso compito di allevarli, vederli crescere e partecipare di ogni loro speciale momento. Mi ritengo una privilegiata per aver potuto scegliere di non lavorare e stare a casa a fare solo la mamma.

Tante madri vorrebbero poter lasciare il loro lavoro e passare tutto il tempo con i propri figli! Beh, io lo posso fare!

E allora perché mi sento così demoralizzata? Così svuotata, spompata, quasi patetica? Perché per avere un attimo di silenzio e intimità  con i miei pensieri mi devo chiudere dentro un armadio? Perché quando vado a fare la spesa da sola (rari momenti nel fine settimana) mi sento libera e trasgressiva come se fossi una Thelma o una Louise pronta a gettarsi giù dal Gran Canyon?

Come diceva mia nonna: “chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane”. Ci sono madri che lavorano e sono felici di avere tempo per loro stesse e poi tornare a casa e dedicarsi anima e corpo (nonostante stanche morte) ai loro bimbi che non vedono tutto il giorno. Ci sono altre madri che sono a casa e sono veramente angeli del focolare: cucinano, puliscono, giocano, amano i propri figli e traggono soddisfazione da questa vita.

Poi ci sono le insoddisfatte, quelle che vorrebbero stare in una scarpa e invece si trovano dentro uno scarpone. Quelle come me che vogliono fare la mamma, vogliono essere una buona mamma, ma che più delle volte si sente un impiastro. Una che desidererebbe sedersi ad un tavolo di un consiglio di amministrazione piuttosto che nella sabbia del parco giochi; a cui piacerebbe indossare un tailleur e delle belle scarpe con tacco, invece che una tuta sformata, una maglietta macchiata e le scarpe da ginnastica sfondate come rimorchiatori.

Ho letto un articolo in cui si diceva che le mamme che non lavorano, sono quelle più portate alla depressione. Mi chiedo come mai?

 

Se avessi un desiderio da esprimere, cosa chiederei? Una vita diversa? Bambini più collaborativi? Un lavoro part time? Una vita da donna single in carriera?

Forse solo un po’ di equilibrio mentale. Forse la capacità  di accettare ciò che ho desiderato, così come è arrivato: accettarlo e amarlo, capirlo e se possibile,migliorarlo.

Non è facile nè divertente fare la mamma non stop. Eppure è meraviglioso. Ci vuole una fibra d’acciaio per reggere questo paradosso. E mentre alleno la fibra, vado a lavare i piatti.

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

6 commenti

  1. io rientro nella caregoria delle insoddisfatte, lavoro e vorrei stare a casa con mi afiglia pur essendo consapevole che questa scelta in parte minerebbe la mia salute mentale perchè a volte questo è quello che accade nei week end. Ma sicuramente se ne andrebbe l’angoscia che mi assale più o meno tutte le mattine quando apro la porta di casa e lascio dietro di me la mia bambina…ciao

  2. Ciao, anch’io sono una mamma a tempo pieno da 6 anni.

    Ho sempre pensato che fare la mamma fosse la mia vocazione eppure, soprattutto da quando sono due, quindi da tre anni, vorrei poter avere un part time per staccare dal lavoro di mamma.
    Perchè per quanto sia bello, farlo 24 ore su 24 alla fine ti esaurisce, altro che duracell.

    Quindi ti capisco in pieno anche se penso che quando il piccolo a settembre andrà  all’asilo e la grande alle elementari mi mancheranno.

    Insomma: mai soddisfatta appieno. XD

    • Cara la mia Essenza Burrosa… siamo sulla stessa onda. Credo che prima di essere madri siamo persone e che in quanto tali, abbiamo dei bisogni primari da soddisfare per essere delle buone persone, persone equilibrate.
      Mi domando se nel nostro caso, potremmo essere mamme migliori se potessimo passare parte della giornata lontano dai bambini: credo che potremmo trovare quell’equilibrio interiore, quel compromesso tra l’essere mamma e anche qualcosa di diverso, che ci permetterebbe di accettare e gioire di cio` che abbiamo. Chissà…

  3. Cara Enrica
    Io invece ti invidio, vorrei tanto fare il mammo ma devo andare a lavorare. Dalle 8 alle 17 sono in un cantiere navale, dove costruiscono il quarto megayacht più grande del mondo.Passo la mia giornata andando su e giu per i suoi 7 ponti, ad appendere cavi e lampade circondato da saldatori che fanno mille scintille, carpentieri che picchiano la lamiera producendo rumori ai limiti della sopportazioe umana,ed altre 500 persone che fanno di tutto di più!
    Intanto penso a tutti sorrisini e pianti che mi perdo della mia piccola Sara, tutti i pannolini puzzolenti che non potrò cambiare, perchè Sara sul fasciatoio da il meglio di se.
    Parlotta, scalcia , si impunta e cerca di girarsi e le piace particolarmente essere baciata coccolata e pulita( tranne il visino ). E il mio Alessandro che farà  i suoi compiti senza poter chiedere aiuto al suo papà , un consiglio su una frase da scrivere,la lezione appena studiata da sentire. Ma sopratutto dopo 8 ore passato in questo ambiente arrivi a casa stanco, sporco che i bimbi nemmeno dovresti sfiorarli senza una accurata disinfezione, e ti rendi conto che la giornata è ormai scivolata via per fare qualunque cosa. Il più delle volte mi ripulisco alla bene e meglio ed esco a comprare l’ indispensabile per 2/3 giorni,poi torno e preparo la cena.Dopo cena c’ è il momento di gioco con i bimbi che poi vanno a nanna.
    Gionata finita, e la tua famiglia l’ hai vissuta con il racconto di tua moglie che cerca di farti rivivere i momenti salienti della giornata,nel bene e nel male.Certo c’ è il week end, con tante cose da fare e momenti bellissimi , imperdibili ed unici e questo compensa almeno in parte quello che mi perdo durante la settimana. Nonostante tutto sono un ottimista di natura, vado al lavoro contento e carico, perchè so che quello è il mio posto.
    Certo se il mondo fosse diverso,non dovremmo lavorare tanto per vivere,ci basterebbe lavorare poche ore al giorno per produrre quello che ci serve realmente, e scambiarlo con altre persone che fanno lo stesso.
    I papà  potrebbero stare più tempo a casa e aiutare le mamme ad arrivare a fine giornata con tutte le rotelle a posto e barra energetica ancora decentemente carica.Ma questo è un discorso che prevede una umanita molto più evoluta della nostra!!!

    • Quello di cui parli Andrea, credo sarebbe il sogno di moltissime famiglie, se non tutte. Un papà che puo` passare a casa più tempo e darsi il cambio con la mamma nelle cure parentali… un vero SOGNO!
      Chissà, magari i nostri figli riusciranno acostruirlo un mondo del genere… comunque sono convinta che saresti un mammo perfetto!! 😉

  4. ciao cara lo so che fare la mamma full time è una guerra….ci sono giornate che veramente vorresti evadere….ma credo che avere la fortuna come dici tu di non delegare ad altri il modo di allevarli sia meraviglioso.
    Pagherei oro per poter stare più tempo con mio figlio,ma purtroppo faccio orari assurdi vado via per 10-12 ore al giorno e adesso con l’arrivo dell’estate dovrò lavorare anche la domenica purtroppo sono costretta a fare questo quando hai un sacco di spese ….forse siamo in due estremi opposti,tu troppo e io troppo poco ma credo che le vie di mezzo non esistono,ma so che quando arrivo a casa la sera concentro tutto il restante delle mie energie per poter stare il massimo del tempo con mio figlio….

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