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A tavola con il Cappellaio Matto

Sai la scena del Cappellaio Matto e del Leprotto Bisestile che invitano Alice a prendere il tè con loro? La tavola è apparecchiata per innumerevoli invitati e Il Cappellaio, il Leprotto e Alice si spostano di sedia in sedia, cantando allegramente “Un buon non compleanno a te …a me!”. Ecco, a casa mia succede più o meno la stessa cosa, ossia le posizioni a tavola sono mobili, in continuo mutamento: insomma, nessuno è mai seduto due volte allo stesso posto tra un pasto e l’altro. Ma non è sempre stato così: quando c’era solo Matteo, ognuno di noi tre aveva un posto fisso a tavola. Matteo in centro e io e l’ingegner Brambilla ai suoi lati, come angeli custodi. Io ovviamente ero in posizione strategica per raggiungere rapidamente la cucina, senza passare davanti alla televisione (a cui ovviamente, stando seduta, voltavo le spalle).

Ora invece, l’anarchia. Ogni pranzo, ogni cena, persino la colazione e la merenda…è un continuo ruotare e cambiare di posto.

Immagino tu ti stia chiedendo il perché tutto di questo trambusto pre-pasto e soprattutto perché nè io nè l’ing Brambilla facciamo nulla per fermarlo. Presto detto: il perché si chiama Davidino. Hai presente un porcellotto che grufola felice, affondando per metà  del corpo nel trogolo dove c’è il suo pastone? Ecco, peggio. In poche parole nessuno di noi tre vuole essere troppo vicino al “bestiolino” quando il bombardamento a tappeto comincia. Abbiamo accondisceso se non addirittura favoreggiato questa tendenza presa da Matteo: lui si diverte e io e l’ing Brambilla ci dividiamo l’ingrato compito di bloccare cibo volante, fermare manine inzaccherate che corrono nei capelli, intervenire prima che piatto e tutto il contenuto finisca sul pavimento. Alle volte scatta una vera e propria discussione tra noi due su chi si debba accollare l’incombenza di pascere il pargoletto.

Lo so, lo so, tutti i bambini sono dei pasticcioni a tavola, il fatto è che noi non eravamo abituati perché Matteo era veramente un piccolo lord inglese alla stessa età  di Davidino.

Ogni bambino è diverso e ognuno ha i suoi tempi per imparare le buone maniere a tavola, ma non posso nemmeno negare che l’approccio che Davide ha con il cibo, lasci seriamente sconcertati.

 

All’ennesimo spaghetto arrotolato attorno all’orecchio e al millesimo pezzo di pane polverizzato nel raggio di 4 metri dal seggiolone di Davidino, ho deciso di controllare se per caso ci fosse qualcosa di sbagliato e troppo animalesco nel mio bambino.
Navigando online  ho potuto constatare che ci sono degli step che i bambini raggiungono entro i due anni e che sono, diciamo, la base comune su cui costruire l’abitudine alle buone maniere.

–         Sedersi a tavola fermi per alcuni minuti. Vediamo, Davidino sta fermo 2 secondi dall’arrivo del piatto in tavola, dopo di che ci si butta a capofitto e ci lavora per…diciamo altri 15 secondi + 10 secondi per concentrarsi sul singolo boccone da afferrare + 20 secondi per bere una lunghissima sorsata d’acqua, pure 25 se non riprende il fiato + 10 secondi per ascoltare i discorsi di Matteo = dai 57 ai 62 secondi di stasi. Diciamo che questa sequenza di secondi statici viene ripetuta almeno due/tre volte nell’arco del pasto et voilà : Davidino sta fermo alcuni minuti. OK, non di seguito perché tra una stasi e l’altra si scatena l’infermo, ma insomma…non stiamo a far le pulci!

–         Pulirsi la bocca e le mani con un tovagliolo se invitato a farlo. Anche questo lo fa, non posso negarlo. Si pulisce accuratamente bocca, mani, lingua, occhi, capelli…insomma servizio completo!

–         Usa la forchetta o il cucchiaio in maniera pulita  ma anche no. E anche qui ci siamo. Davidino ha imparato abbastanza in fretta ad infilzare con la forchettina o a raccogliere con il cucchiaino il suo cibo. L’altra mano è sempre pronta ad intervenire, anche quando c’è da bere il latte…chissà  forse pensa che infilando le dita nella ciotolina, il latte possa essere risucchiato come fa la proboscide dell’elefante nell’acqua.

 

In definitiva, stando a questi pochi e chiari punti, Davidino è perfettamente in linea con le aspettative inerenti alla sua età . Allora perché quando finisce di mangiare bisogna chiamare una squadra di  decontaminazione nucleare e sbattere lui con tutti i vestiti in lavatrice?
Si dice che i bambini esplorano prima di mangiare. Che la sensazione del cibo strizzato tra le dita è fonte preziosa di informazioni meglio del corso di scienze dei materiali alla facoltà di ingegneria. Sputare l’acqua e il latte con la bocca può insegnare le leggi della fisica, così come masticare il boccone per poi, dopo averlo sputato, passarselo tra i capelli può prevenire la calvizie più avanti con l’età . O infilarsi la nutella in un occhio pare abbia effetti benefici evitando l’insorgere della miopia…e via dicendo.

Insomma, in nome della scienza e dell’esplorazione si può pur resistere ad un lancio di granate al sugo di pomodoro, o no?

 

Di certo il fatto che dall’età  di 12 mesi Davide si sedesse con noi a consumare i pasti, ha aiutato molto. Ohibò! Le cose sono due: o il nostro esempio lascia piuttosto a desiderare, o Davidino è tremendamente animalesco e se non avesse avuto noi intorno ad educarlo, avrebbe fatto impallidire l’uomo di Neanderthal.

 

Pare che all’età  di 8 anni i bambini possano benissimo essere in grado di:

–         sparecchiare

–         far i complimenti a chi ha cucinato se il pasto è stato di loro gradimento

–         trattenersi dal criticare se ciò che hanno nel piatto non è di loro gradimento.

 

Ce ne è di strada da fare, non c’è dubbio, per quanto Davidino, entusiasta com’è del cibo, non manchi mai di farmi sapere quanto apprezzi ciò che gli preparo: più è sporco e inzaccherato e più ha gradito la sua pappa.

P.S. Il soprannome di Davidino è Ciciarampa… non so se mi spiego…

 

Ho trovato un libretto che potrebbe interessarti:

Il libro delle buone maniere a tavola“, Coirault Christine, ed Ape Junior. Consigliato dai 3 anni in su. Se lo vuoi provare, fammi sapere cosa ne pensi cosi nel caso me lo faccio spedire dall’Italia!

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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