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L’era del vegan style “ parte prima

Mica so se è giusto o sbagliato. Se mi fermo a pensarci non ne esco viva. Ma non c’è giorno in cui non rifletta sul fatto che  sarebbe saggio cercare di eliminare la carne dalla mia dieta. Le polemiche sul tema salgono più veloci del livello di bile di un tibetano alla vista di un cinese però io ci penso troppo spesso per non decidere di parlarne almeno un pochino qui.

La mia famiglia malgrado sia composta da spiriti profondamente animalisti e ambientalisti non ha mai mostrato resistenza ad una bistecca alla brace o all’agnello arrosto. E già  una dichiarazione del genere comporta una contraddizione in termini.

Eh, lo so.

Come so che probabilmente, in questo preciso momento, corro il rischio di portare ai piedi un paio di scarpe fabbricate da un minorenne indonesiano ipopagato e ipersfruttato. Intollerabile pensare alle sue piccole mani lavorare alacremente 18 ore al giorno per rendere trendy un coglionazzo occidentale.

 

Carne o non carne? Io non mi sto dando pace e ogni volta (tipo ieri) che vado a fare la spesa al supermercato non appena mi appropinquo nella “zona rossa”- ho così battezzato il settore carni & affini- mi sale una nausea che nemmeno quella volta in cui mi sono fatta più di dieci ore in pullman per Parigi con il sacchetto di carta incollato sotto il mento.

 

Poi mi viene in mente tutta la storia delle proteine animali che a detta di tanti, tantissimi non esiste legume al mondo che possa sostituirle. E il profumo inebriante della mortadella con i pistacchi che è pure in offerta, o le salsicce secche messe lì sotto il naso della clientela arrotolate come fossero un serpente dormiente pronto a svegliarsi all’ordine:«me ne dia tre, anzi facciamo quattro».

 

Però mi viene in mente anche il romanzo di Jonathan Safran FoerSe niente importa. Perché mangiamo gli animali?“, letto a singhiozzi non perché fosse noioso ma perché le parole stampate su quel libro sono quanto di peggio e meglio si possa  apprendere sugli allevamenti intensivi, la testimonianza “al sangue” su come gli animali di cui noi ci nutriamo subiscono violenze, venefici trattamenti a base di farmaci e la metodologia di macellazione  a cui vengono sottoposti per diventare il nostro cibo quotidiano.

 

Ancora, mi vengono in mente le mucche che ho accarezzato in montagna docili e disciplinate nel loro brucare e se solo mi concentro sui loro occhioni scuri e languidi l’orientamento al vegetarianesimo esercita in me un pressing quasi soffocante.

 

Intanto secondo il rapporto dell’Eurispes 2011, 6,7 milioni di italiani hanno bandito la carne dalla propria tavola e le proiezioni affermano che questo stile di vita è sempre più in crescita tra i giovani che peraltro non sono granché influenzati dalla famiglia ma dal tam tam verde che parte dall’asilo.

 

La gnoma, per citare una delle tante che fa o dice, non potrebbe mai accettare di mettere sotto i suoi dentini un pezzo di coniglio al forno senza dichiarare cose del tipo:«io non voglio mangiare Nocciolino!!!» (chi è Nocciolino? il coniglio d’appartamento di mia sorella, ndr).

 

Forse sarebbe bene accogliere in casa un maialino nano per arrivare al totale rifiuto verso gli insaccati.

Potrebbe essere una buona idea.

Poi, la prossima rubrica dell’Oasi sarà  interamente dedicata al mio divorzio.

 

 

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About Deborah Papisca

L'avvento dell'era dei blog e dei forum forgia la sua fortuna permettendole di realizzare il sogno di una vita: vedersi pubblicare un romanzo. 'Di materno avevo solo il latte' è uscito il 10 maggio 2011 e sembra avere valicato i confini delle sue aspettative oltre ad averla finalmente conclamata scrittrice ufficiale. Continua a leggere

5 commenti

  1. debby cara, mi trovi a remare contro…io nn so resistere ad una bella bistecca alla fiorentina..al sangue…alla fine sono scelte, mia madre della carne ne fa a meno, un mio cugino è diventato vegetariano…cmq tra vegetariani e veghiani c’è differenza…i vegetariani mangiano anche uova, pesce e derivati del latte, mentre i veghiani no…la scelta di essere veghiano o vegetariano spetta a te, solo che secondo il me meglio moderare le porzioni, ma mangiare tutto!!! carne compresa…

    • cara Valentina,
      ciò che ho scritto è solo frutto di una cascata di riflessioni a cui da tempo mi sto sottoponendo. Anche a me piace la carne e penso che (o forse è meglio dirti) che sto aspettando che mi scatti quella molla che mi faccia rifiutare totalmente le protenine animali senza rimpianti o voglie improvvise da sottomettere.
      Il punto è anche quello di rendersi maggiormente sensibili a ciò che si acquista. Di sicuro non spendo soldi per una vaschetta di carne di pollo che so provenire da un allevamento intensivo. E anche le uova. Ho la fortuna di conoscere un contadino che so per certo che tiene le sue galline nel modo migliore: razzolano libere e mangiano sano e il sapore delle loro uova è unico!
      Aldilà  che si mangi carne o meno dovremmo pensare prima di tutto a rifiutare certi prodotti di massa. Non solo perchè le bestie coinvolte vivono in condizioni veramente pietose ma perchè le loro carni sono davvero piene di antibiotici e schifezze varie. Alla fine chi ci rimette siamo noi…

  2. A me la carne piace molto, anche per me sarebbe durissimo rinunciare alla carne. Anche io spesso ho pensato a questa cosa degli allevamenti intensivi. Un mio collega preme molto su questo discorso dicendo spesso che per un animale sarebbe meglio vivere felice in un pascolo prima di diventare bistecca, che non stare chiuso 5 anni dentro un box 3×2, imbottito di porcherie e poi macellato senza aver mai provato la bellezza della natura, della liberta, il profumo di un campo fiorito. E penso che abbia ragione. Mi fermo ad analizzare il mio consumo personale di carne. La carne di manzo la mangio una volta a settimana se va bene e quella di pollo/tacchino forse 2 o 3. Secondo me il problema non è il nostro consumo personale di carne ma la mentalità  di chi gestisce il processo produttivo. Ne vengono messe in commercio quantità  enormi che spesso non seguono il vero consumo del prodotto ma per dare la massima scelta possibile quando il cliente si trova davanti a quel banco delle rosse. Il mio non è un discorso menefreghistico, lo so che se tutti facessimo la nostra parte si vivrebbe in un mondo migliore, ma assumermi anche le colpe degli altri o modificare il mio stile di vita , per impedire ad altri di compiere scelte sbagliate, non è compito mio, non è nemmeno giusto. Penso che sia nostro dovere, nei confronti del pianeta e della società , vivere nel rispetto di come siamo stati fatti, senza eccessi nei consumi e nelle produzioni di inquinamento, ed insegnare ai nostri figli a fare lo stesso. E inutile dire no alla carne e poi andare in giro con un suv che inquina come tir, magari usandolo per fare la spesa al supermercato che sta a 500 metri da casa.Spero di aver fatto capire il mio pensiero!!

  3. eccomi all’appello!!!! non che io sia vegetariana nè vegana ma come ormai molti sanno amo gli animali in maniera viscerale…però mangio carne (e prosciutto, salame ecc…).
    Io credo che il rispetto per gli animali non sia semplicemente non mangiare carne…alla fine siamo animali onnivori e il nostro organismo ha bisogno di tutto… ma sia fondamentale rispettarli per quello che vivranno e rispettarli anche quando sarà  il momento di ucciderli (cosa che io NON potrei mai fare ma questo è un altro discorso…).
    Pensiamo ai grandi carnivori…che gli diciamo che devono diventare vegani perchè altrimenti non rispettano gli altri animali?? assolutamente no… eppure rispettano più loro gli altri animali di noi…
    Quindi no a certi allevamenti…no a galline stritolate nelle gabbie (scegliamo le uova da galline allevate a terra…) e bisognerebbe battere chiodo sulle leggi…
    Vi faccio un esempio che riguarda i miei studi (sono perito agrario..)… le stalle che tenevano animali fissi alla catena con il muso rivolto verso il muro senza possibilità  nè di muoversi nè di vedere la luce sono fuori legge (e se ce ne sono ancora bisognerebbe segnalarle..), questo perchè la normativa stabilisce che il bestiame (anche quello destinato al macello..) deve avere un tot di spazio per ogni animale sia al coperto (quindi nella stalla) che all’esterno (il paddok esterno è obbligatorio quindi non si può scegliere di non averlo..).
    Secondo me la cosa su cui bisognerebbe battagliare sono:
    – normative sempre più a favore degli animali anche per quelli destinati al macello
    – no alla produzione intensiva (se pensiamo che una mucca da latte se non continua a partorire non produce ma poi ne buttano via una quantità  industriale..è un controsenso pazzesco..)
    – e per finire controlli controlli e ancora controlli perchè purtroppo i furbi ci saranno sempre…

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