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Piattino, cucchiaino e… Genius Mebby!

Laura Gozzi Photography

Prima o poi capita a tutti quanti, l’esperienza di veder rifiutata la pappina con tanto amore preparata. Tu ci metti tutta l’anima e il cuore; scegli le verdurine più fresche, la carne più tenera; cucini tutto con cura e riduci delle dimensioni appropriate per il tuo bambino, e lui che fa? Ti sputa tutto in faccia, urlando a squarciagola come se gli avessi offerto stinco di dinosauro al sangue, in salsa d’aglio e peperoncino di Soverato! Eccheccavolo! NO! Lo mangi eccome! E via  la sciarade degli areoplanini che cercano di atterrare in hangar sdentati e dalle saracinesche serrate (o carrozze di principessine che arrivano al castello per il ballo di corte…nel caso avessi una bimba). Macchè, il nanetto non ne vuole sapere.

Che si fa?

– Puoi proporre un altro menù

– Puoi aspettare un po’ di tempo cosicché aumenti la fame

– Puoi distrarlo con giochi e televisione (personalmente non sono una fan di questi metodi però)

Oppure”

 

Oppure provi Genius Mebby (prodotto della Mebby, azienda che fa parte del gruppo italiano Medel  di prodotti medicali)
Si tratta di una sorta di grosso ciuccio dotato di fori. Il ciuccio si apre, si riempie di pappa prefrullata o finemente sminuzzata, si chiude e si consegna al nanetto che comincerà  a succhiarlo avidamente, estraendone il cibo.
Il senso di questo marchingegno sarebbe quello di favorire le prime fasi dello svezzamento, quando il passaggio dalla dieta completamente liquida a quella semisolida può presentare delle difficoltà .
I produttori sostengono che questo speciale ciuccio impedirebbe al piccolo di soffocare nel momento in cui ingoia le sue prime porzioni di pappe solide.
Che dire? Non so…non mi ispira un granché. E il motivo è semplice: non vedo come un bambino che è pronto per iniziare a mangiare, deve passare per questa strada che a mio parere lo confonderebbe e basta. Il nostro compito è insegnare ai bambini che per nutrirsi non devono solo ciucciare ma imparare tutta una serie di movimenti e comportamenti che li porteranno un giorno a nutrirsi come tutti noi.
La nutrizione non è solo una questione di introdurre cibi per crescere e mantenerci in vita. àˆ secondo me una vera e propria educazione, non solo ai cibi, ai gusti, alle consistenze, ai sapori, ma anche alla coordinazione fine del mantenere il cucchiaino in mano, del prendere del cibo e introdurlo in bocca e lì masticarlo, ingoiandolo con successo.
Utilizzare il riflesso della suzione accostandolo a pappe semisolide ha per me come effetto quello di confondere e ritardare il processo di apprendimento.

Ovviamente questa è la mia opinione.

E se il nanetto proprio rifiuta di mangiare? Forse non è pronto, del tipo “ritenta, sarai più fortunata”.
Posso comunque affermare con una certa sicurezza, che nonostante ci siano bimbi recidivi alle pappe semisolide, alla fine, TUTTI, ma proprio tutti, incominciano a mangiare stinchi di dinosauri al sangue con aglio e peperoncino di Soverato!

 

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

3 commenti

  1. Ma! Io li avevo già  visti ‘sti cosi, pensavo che servissero per fargli comodamente ciuccare boscotti e pezzi di frutta finchè la mamma non ha finito di preparare… Ma io non ho mai avuto questi problemi. Credo, per il semplice fatto che non ho mai obbligato Enrico a mangiare. Ho adottato la tecnica “bene non ne vuoi e allora niente” fin dal principio e ha funzionato benissimo: ho un bambino che non solo mangia, un pò di tutto (ma i suoi gusti sono lunatici perciò un giorno ama le carote e il giorno dopo te le sputa in faccia), ma quand’è ora della pappa inizia a strepitare “GNAM GNAM” come se fosse appena arrivato da un paese del Terzo Mondo…e se la povera disgraziata, cioè la sottoscritta, si attarda nella preparazione del pasto inizia a gridare e a piangere come il piu’ povero dei bimbi denutriti guardandomi con l’aria accusatrice: “Tu, madre snaturata, vuoi farmi morire di fame!”

    • Sembra la descrizione di Davidino… l’unica differenza è che per lui ogni ora è l’ora di pranzo! Che fatica nutrirlo!

  2. Sono perfettamente d’accordo con la tua opinione Enrica. Come si fa poi se il pargolo, tipo mia figlia, non ha mai vaoluto il ciuccio?
    Ho iniziato lo svezzamento di mia figlia a 6 mesi, ma dopo numerosi tentativi e pause, ho dovuto interrompere fino al 7 mese e mezzo perchè proprio non ne voleva sapere. Nel frattempo continuavo ad allattarla. Per fortuna quando ho ricominciato, ripartendo dalla frutta, tutto è andato bene e adesso si mangia pure il piatto. Forse all’inizio avrei dovuto cospargere il suo pollice di pappa? Chissà …

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