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GID, Disturbo di Identità di Genere nei bambini

Recenti studi inglesi hanno messo in luce un aumento di casi di GID, ossia Disturbi di Identità  di Genere (Gender Identity Disorder) nei bambini.
Questo disturbo, solitamente diagnosticato in pazienti adulti o comunque oltre l’età  puberale, affligge quegli individui che psicologicamente rifiutano il genere sessuale in cui sono nati, considerandosi del sesso opposto.
Attualmente pediatri e psicologi infantili britannici stanno esplorando casistiche di bambini che manifestano gli stessi sintomi ascrivibili alla GID, pur non essendo ancora “ormonalmente” maturi.

Il caso eclatante è stato quello di Zach Avery, bimbi di 5 anni che fin dall’età  di 3 ha sempre manifestato una spiccatissima predisposizione per il mondo femminile, rifiutanto categoricamente, abiti, giocattoli e comportamenti maschili, consoni al suo genere.
Seguendo il consiglio di pediatri e psicologi, i genitori hanno assecondato queste tendenze, lasciando Zach crescere come una femmina. A scuola e in famiglia, ora Zach è considerato come una bambina e questo ha ridato serenità  a questo bambino tormentato dala dilemma della scelta di genere.

Il considerare i bambini prepuberi passibili di GID apre un dibattito piuttosto acceso tra gli interventisti e quelli che preferiscono attendere: esiste infatti una cura farmacologica che prevede la somministrazione di ormoni. La questione però, trattandosi di individui ancora non sviluppati sessualmente, è piuttosto dibattuta.

http://it.notizie.yahoo.com/blog/the-newsroom/bimbo-di-cinque-anni-diventa-una-bambina-095010061.html?nc&fb_source=message

 

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

10 commenti

  1. non so quanto sia giusto manomettere con farmaci la naturale tendenza di un individuo solo perchè non è “normale” il suo comportamento.per farlo accettare dalla società ?per non emarginarlo?bè credo che il modo omigliore sia che prima la famiglia lo accetti per quello ceh è infondendogli quella carica e sicurezza nei propri mezzi

    • Cara LIsa, mi sono accorta che non ho propriamente specificato in cosa consistesse il trattamento farmacologico; oltretutto ho notato che il link da me riportato non apriva correttamente la pagina da cui ho preso la notizia… ho rimediato.
      Per essere più precise il trattamento farmacologico ormonale a cui le persone interessate da GID subiscono, è per aiutarli a “cambiare” sesso. Se un uomo si sente profondamente donna, allora il trattamento ormonale sarà volto a facilitare questo mutamento a liuvello fisico, probabilmente con somministrazione di estrogeni.

      La questione qui si pone perchè si tratta di bambini che non si sono ancora sviluppati ormonalmente parlando e quindi intervenire somministrando ormoni esterni potrebbe dare più problemi che altro.
      Nel caso di Zach i genitori semplicemente ( stando all’articolo) hanno scelto di lasciarlo vestire e giocare come se fosse una femmina, in definitiva stanno assecondando la sua tendenza ma senza intervenire farmacologicamente.

  2. Ho visto un servizio in tv su questo caso e su questo disturbo che colpisce sempre piu’ bambini. La cosa che lascia perplessi è che i problemi maggiori per questo ragazzo sono arrivati dai suoi stessi compagni di classe, che non hanno trovato di meglio da fare che prenderlo in giro e metterlo a disagio. La cosa che dovrebbe veramente far riflettere non è l’ uso di un farmaco per aiutare questi bambini a ritrovare la pace con se stessi, quanto gli insegnamenti che diamo ai nostri figli. Questo disturbo è ancora in fase di studio e gli studiosi si stanno muovendo per cercare di rendere la vita di questi bambini più sopportabile. Ho trovato molto interessante il discorso di aiutare questi bambini e non costringere, segno che qualcosa nella mentalita’ sta cambiando.

    • Nell’articolo si accenna al bullismo infatti, che è un problema complesso e offre, ahimè, svariati risultati disastrosi per la “vittima”.
      I bambini possono essere estremamente crudeli e se dietro di loro non ci sono insegnanti e famiglie in grado di guidare e sorvegliare, si possono avere tragedie, persino suicidi.

      Nel caso contingente del GID, di certo la ricerca deve proseguire per individuare le basi di questo disturbo, se disturbo puo` essere chiamato. La società impone da sempre certi canoni di differenziazione di genere che sono rigidissimi e chi non si adegua è considerato “outside”.
      Già il far crescere i nostri bambini con l’idea che la realtà è più ampia e complessa di quello a cui i loro genitori e nonni alla loro età erano portati a credere, è un gran bel passo avanti.
      Il “diverso” è sempre stato con noi, forse è il caso di considerarlo come noi…

  3. Beeh, io ho 19 anni e penso di avere la GID. Penso xke, una definizione di certo, non può mai contenermi, o contenere le mie sfaccettature. E così di ogni altro/a. Per prima cosa, mi sembra sbagliatissimo catalogare le persone, questo perchè ognuna di esse manifesta e vive la propria condizione in modo diverso da un’altra. è il mondo esterno che ci vede tutti uguali. Io ci convivo da sempre. E non mi sento, ne diversa, ne sbagliata. Le persone che mi vogliono bene mi accettano per quello che sono, questo perchè io prima di tutti, ho dimostrato di saper accettarmi. Cosa molto facile in quanto è una condizione nella quale ci si nasce e non ci si diventa, in virtù di qualcosa prestabilito, geneticamente o altro. Quindi si, mi sembra che si stiano facendo passi avanti. Spero che verrà  abbolita l’ignoranza che un pò contradistingue la società  odierna, parlandone di più e cercando di trovare una strada risoluttiva.
    Simona

    • Il punto è proprio questo: le categorie. Non sono simpatiche e non sono giuste spesso ma non se ne puo` fare a meno. Certo usarle con il buon senso e non in maniera discriminatoria è la cosa giusta da fare. In fin dei conti anche le mamme sono una categoria di persone che si distingue dalla massa dell’umanità. Di per sè non ha nulla di male questa suddivisione, fino a che una donna, in quanto mamma, non perde il lavoro. In questo caso si chiama discriminazione.

      Cara Simona, sono felicissima che tu abbia commentato e dato il tuo parere: quello che ritrovo di profondamente giusto è quando scrivi che essendo nata con questa condizione, per te e per chi ti sta intorno è la normalità. Questo è la cosa importante: le diversità esistono e fanno parte della vita. Senza diversità non ci sarebbe la vita e quindi si potrebbe fare un ossimoro (sarà la figura retorica giusta? Mah…) e dire che le diversità sono la normalità della vita.

      • Si penso che l’ossimoro ci si avvicina oppure l’antitesi non so:))) Comunque, meno male che vi sono le diversità , se no il mondo andrebbe in un’unica direzione. Certo, le categorie, per loro natura tendono a discriminare certe persone e privilegiare altre. Non è affatto giusto. Anche le donne, come giustamente dici, sono poste di fronte a decisioni difficili, come famiglia e lavoro. E molte volte non vengono apprezzate come dovrebbero essere. La cosa più brutta, che sopratutto oggi si manifesta è la diffusione dell’immagine della donna “oggetto”. E questo lo si vede dapertutto, mentre vai in autostrada e noti le immagini pubblicitarie con donne mezze nude, oppure accendendo la tv e notare la farfalla di belen o altro. Insomma è una cosa che penalizza tanto la figura femminile. Ed è per questo che molte volte i ragazzi/uomini preferiscono una barbie ad una ragazza per bene ed intelligente. Ed è per questo che il mondo maschile guarda quello femminile con una certa superiorità . Il rispetto prima di tutto bisogna esigerlo. Le donne dovrebbero comportarsi da donne e non da oggetto del desiderio. Insomma per esigere rispetto, prima di tutto ci si deve rispettare.
        Che dire speriamo che la mentalità  cambi e che venga vietato l’uso della figura femminile come “cosa” e non come persona. E lo dico perchè riesco a vedere le cose da due prospettive per la mia “condizione”:))) Quindi percepisco benissimo come la pensano entrambi i sessi. Ciao

  4. Sono una mamma disperata e vorrei parlare con qualche genitore che ha il mio stesso problema: mia figlia 15enne dai primi anni di vita rifiuta di essere femmina..ora in eta adolescenziale presenta problemi nella vita sociale e scolastica..non va al mare perche’ si vedrebbe il seno..non fa sport perche’ si vedrebbe che lei e’ femmina..io, gia’ depressa per una vita non facile, non ce la faccio da sola!!!

    • carissima Flavia,
      immaginiamo la tua sofferenza e ci dispiace moltissimo per questo. L’unica cosa che ci viene subito da consigliarti è quella di rivolgerti a uno psicologo che sicuramente può dare una grossa mano a scavare un pò nella psiche di tua figlia. un abbraccio e naturalmente tienici aggiornate 🙂

      • Carissima che bello vedere che qualcuno pensa a me e mia figlia!!Si abbiamo iniziato il lavoro con la psicologa..!!!Io ci vado da anni per altre motivazioni..attacchi di panico etc!!!Grazie Deborah..vi terro’ aggiornate

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