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Cocò, storia di un oggetto transizionale

Matteo aveva sei mesi ed eravamo appena tornati a Sydney dopo quattro settimane in Italia, durante le quali, per questioni logistiche sfavorevoli, aveva sempre dormito nel lettone con noi.

Un disastro! Eravamo partiti con un  Matteo che dormiva tutta la notte nel suo letto ed eravamo tornati con un Matteo che non ne voleva sapere di stare solo ed era capace di piangere tutta notte, a meno di non essere tenuto in braccio dalla sottoscritta.

Non ti dico, cara mamma,  in che condizioni ero in quel periodo: rientro da un viaggio faticoso, un jet lag da sballo e un bambino scombussolato  che passava la notte a piangere. Poi ci si chiede perchè le mamme sbroccano ogni tanto, secondo me i serial killer sono tutti genitori vittime di figli nottambuli.

Ad ogni modo mi sono ritrovata una notte nella disperazione più totale: Matteo urlava così forte che guardandogli in gola potevo vedergli giù fino al pannolino!

Sai cosa ho fatto? Mi sono tolta la maglietta del pigiama e gliel’ho data. Lui l’ha abbracciata, se l’ è messa in viso annusando il mio odore. E dopo pochi secondi si è addormentato.

Cosa era successo? Un  pestilenziale olezzo impregnava a tal punto il tessuto da avermi narcotizzato il figlio? No, più semplicemente avevo trovato il suo oggetto transizionale, senza volerlo e senza nemmeno sapere cosa fosse un oggetto transizionale.

Dopo quella notte, gradualmente, ho sostituito la maglietta del pigiama con un lenzuolino, arrotolato a mo’ di coniglietto sbilenco. Nel giro di pochi mesi Matteo battezzò lo pseudo coniglietto paraplegico, Cocò e da allora sono inseparabili.

Pare che un certo Dottor Donald Winnicott, illustre psicanalista inglese, fosse giunto alla formulazione del cosiddetto “oggetto transizionale” negli anni ’50, dopo studi e ricerche approfondite. Io c’ero arrivata dopo solo una settimana di notti in bianco e con solo una laurea in pissicologia applicata al pannolino, ma non diciamoglielo che sennò si rivolta nella tomba, povero tapino.

Secondo l’illustre pare che il neonato si creda onnipotente, in grado cioè di gestire e plasmare la realtà  attorno a sé, ovvero la mamma.

Anche qui: ogni mamma sa di venire monopolizzata dal suo nanetto di turno e non ha bisogno di una gran scienza per capirlo, ma andiamo avanti.

Al traguardo dei 5/6 mesi, il bimbo apre metaforicamente gli occhi al mondo e si rende conto che la mamma non è sua proprietà ,  ogni tanto lui strilla ma la mamma fa orecchie da mercante e si apparta con il papà ,  ohibò.

Ecco che il bambino, afferma Winnicott, scopre che fuori da sé c’è tutto un altro mondo a cui la mamma e molto altro appartengono. Si ritrova quindi in una posizione di transizione tra una realtà  totalmente soggettiva ad una oggettiva, dove le cose e le persone sono fuori dal suo controllo.

Qui entra in gioco un “oggetto transizionale” che aiuti il bambino a compiere questo passaggio evolutivo: un peluche, una copertina (quella famosa di Linus), un indumento… qualunque cosa può essere investita dal bimbo del ruolo di sostituto della mamma. Qualcosa che è fuori dal suo mondo soggettivo ma sul quale il bimbo ha ancora potere.

I nanetti hanno bisogno di conforto e rassicurazione: fino ad un certo punto la mamma è il loro “cocò”, ma poi se la devono vedere da soli con il mondo intero. A questo punto lanciano segnali e sta alla mamma sufficientemente buona (definizione di Winnicott), capire quando dare conforto e quando invece il proprio bimbo può e deve farcela da solo, con il solo aiuto del suo oggetto transizionale.

Io non so se sono una mamma sufficientemente buona, (che suona un po’ come se fossi una mamma da 6- –  o dal 5 al 6″) però Cocò ha funzionato alla grande e dato il successo ho battezzato un Cocò anche per Davidino: ora il mio mostriciattolo sa perfettamente che abbracciare Cocò  significa andare a nanna e infatti me lo tira puntualmente nei denti affermando così la sua volontà  di non voler dormire, ma poi, quando i tempi di sonno sono maturi, Cocò conduce dolcemente il pargoletto nel misterioso mondo dei sogni, dove la mamma non sempre c’è.

Qualche suggerimento:

–         L’oggetto transizionale deve essere presente nel lettino ogni volta che si va a dormire, a meno che il bambino non ami tenerlo con se tutto il giorno. In questo caso si può provare a tenere due oggetti dello stesso tipo: uno per la notte e uno che può essere portato a spasso durante il giorno e che se si sporca non andrà  a contatto con le lenzuola pulite.

–         Alcune volte i bambini scelgono un oggetto in particolare e solo quello è per loro di transizione. Non se ne separano facilmente quindi il lavarlo potrebbe risultare problematico. Per evitare crisi di pianto, si potrebbe prendere un secondo oggetto transizionale identico al primo senza che il bambino lo sappia, e al momento del lavaggio fare il cambio a sua insaputa.

–         Se il bimbo è grande abbastanza si può provare a ragionare e a spiegargli il motivo per cui il suo oggetto deve, di tanto in tanto, essere lavato.

–         A meno che non sia il bimbo a sceglierlo per sé, si può proporre un oggetto molto semplice e sicuro: pupazzi morbidi copertine, lenzuolini di piccole dimensioni, sono l’ideale. àˆ importante però che non ci siano fili facilmente staccabili, bottoni o altre applicazioni che accidentalmente possano essere inghiottite. Più semplice e morbido è l’oggetto, più sicuro sarà .

–         Mano a mano che crescono la maggior parte dei bambini abbandona l’oggetto transizionale di spontanea volontà . Un consiglio: se non lo fanno vuol dire che non sono ancora pronti quindi non toglieteglielo con la forza, sarebbe una violenza psicologica inutile e dannosa. Non fateli sentire in colpa se lo vogliono portare all’asilo o peggio ancora fargli percepire un senso di vergogna di fronte ai compagni che non hanno oggetti transizionali (anche perchè magari li hanno ma a casa).

Per approfondire:

http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Winnicott

http://www.ilcounseling.it/articoli/oggettotransizionale.htm

Dalla pediatria alla psicoanalisi. Patologia e normalità  nel bambino. Un approccio innovatore Autore: Winnicott Donald W.

Editore: Psycho

Data di Pubblicazione: 1998

Collana: Psicoanalisi e civiltà  contemporanea

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About Enrica Costa

Buona ascoltatrice, buona chiacchiera, buona forchetta...la cosa su cui ha qualcosa da dire è come fare la mamma italica in giro per il globo, mettendo a confronto la mentalità  italiana con quella di mamme provenienti da ogni parte del mondo: le mamme sono mamme a qualsiasi latitudine, cambiano solo le tecniche con cui affrontano le stesse problematiche. Il suo compito sarà  quello di presentarvi queste diverse strategie. Continua a leggere

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